Il periodo Proto-Dinastico in Mesopotamia [2900 – 2450 a.C.]

• Datazione.

  • Proto-Dinastico I → 2900-2750 a.C.
  • Proto-Dinastico II → 2750-2600 a.C.
  • Proto-Dinastico III → 2600-2450 a.C.

Nel Proto-Dinastico II e III si ha uno sviluppo omogeneo, sia per quanto riguarda il carattere amministrativo che quello politico e giuridico.
Oltre ad Uruk, Ur ed Eridu, nascono altre città-stato di dimensioni e potenzialità equivalenti:

  • Lagash
  • Umma
  • Adab
  • Shuruppak
  • Nippur
  • Kish
  • Eshnunna
  • Assur
  • Mari

Si assiste ad un progressivo spostamento verso nord delle aree privilegiate.
Uno studio di T. Jacobsen mostra come “le singole città non si considerassero linguisticamente esclusive, e non considerassero come etnici i conflitti fra di loro“.

Dato che il territorio mesopotamico non è stato sempre abitato, ci si chiede se la cultura Ubaid nasca con i Sumeri o se essi si siano infiltrati successivamente, durante il periodo Uruk.
In ogni caso, le culture di Ubaid e Uruk sono, con le loro premesse tecnologiche e organizzative, strettamente legate alla loro zona di sviluppo, ovvero non sono state importate da altri luoghi.

Ricostruzione grafica di Ur

Ricostruzione grafica di Ur

Nel Proto-Dinastico III i documenti sono scritti in sumerico, anche se in questa fase abbiamo già l’esistenza di Accadi, di origini semitiche.
Il lessico sumerico mostra avere tre componenti:

  1. termini pre-sumerici → connessi con l’area iranica;
  2. termini propriamente sumerici;
  3. prestiti semitici (utilizzati per funzioni di mobilità e controllo).

Oltre a ciò, si ha un elemento elamico ad est, uno hurrita a nord ed elementi semitici non-accadici (come il caso di Ebla) ad ovest.
In ogni caso, è chiaro che i Mesopotamici avessero questa concezione, poiché esistevano interpreti e dizionari bilingui.

In questo periodo, il tempio aveva un ruolo centrale basato sulla sua duplice funzione:

  1. ideologica-cerimoniale;
  2. decisionale-organizzativa.

Inoltre, il tempio comprendeva vari spazi:

  • quelli destinati alla sede divina;
  • quelli destinati alla comunità;
  • quelli per la concentrazione di risorse (es. magazzini);
  • quelli per le attività economiche ed amministrative.

Al tempio il primato ideologico; al palazzo il primato operativo.

Ricostruzione Mari

Ricostruzione Mari

Nell’ottica mesopotamica: tempio, palazzo e case famigliari andavano tutti sotto la definizione di “é” ovvero casa (in accadico “bitum“) intesa come unità produttiva.
I templi erano patrimonio e residenza del dio, oltre che sede dell’attività economica eseguita in suo nome.
Il palazzo è invece semplicemente una “casa grande“, in sumerico “é-gal” (in accadico “ekallum“), ovvero una casa di dimensioni maggiori.

Dopo il primo palazzo di Gemdet Nasr, abbiamo quello di Eridu, Kish e Mari.
Inoltre, dal Proto-Dinastico IIIa iniziano a comparire le prime iscrizioni reali.

Alla classe dirigente templare ne viene affiancata una di natura palatina o laica, con il compito di permettere l’affermazione e la legittimazione della regalità.
Il collegamento fra i templi ed essi e il palazzo rimane comunque essenziale.

Il tempio disponeva di un’ordinamento gerarchico di amministratori-sacerdoti: dirigenti; sorveglianti o capi-squadra; addetti ai lavori.
Al tempio facevano capo vari settori: trasformazione, immagazzinamento, servizi, produzione primaria.

Dal Proto-Dinastico IIIa compaiono alcuni documenti giuridici che mostrano la compravendita di terre di proprietà non templare.
I villaggi, quindi, dovevano contribuire all’accumulazione centrale dei prodotti, mediante la cessione di una quota del prodotto (tassazione) e mediante la prestazione di lavoro (corvée).
Si sviluppano le infrastrutture idrauliche e vengono messi a coltura nuovi campi.
Le prime compravendite di terre sono attestate dall’archivio di Fara (Proto-Dinastico IIIa), mostrandole come rapporti sociali totali.
La bipartizione fra dipendenti del tempio e contadini liberi va sempre più assottigliandosi, fino a quando le comunità di villaggio, impoverite, sono costrette a vendere le loro terre al tempio divenendo soggette ai tributi.

Tavoletta da Shuruppak, Fara. Louvre.

Tavoletta da Shuruppak, Fara. Louvre.

• Economia.

L’economia era basata sullo sfruttamento agro-pastorale dell’alluvio mesopotamico + il commercio.
La novità del Proto-Dinastico sta nell’introduzione di testi amministrativi.
Comunque, la ricostruzione del paesaggio agrario rimane complessa da attuare.

La tipologia di campo adottata doveva essere quella del “campo lungo“, e quindi i campi sarebbero stati disposti a doppio pettine rispetto ai canali: le zone a più immediato contatto con l’acqua avrebbero ospitato colture orticole ed arboree mentre il resto sarebbe stato caratterizzato da cereali (orzo, frumento ed emmer).
Non tutti i terreni vengono messi a coltura: c’è traccia di rotazione biennale semplice (un anno cereali e un anno maggese).

Le eccedenze venivano accumulate per il meccanismo di redistribuzione:

  • Uruk → distribuzione diretta di razioni alimentari;
  • Proto-Dinastico → redistribuzione in forme mediate: trattenimento di quote dal raccolto o assegnazioni di campi con progressiva lottizzazione in proprietà (che rimane poi in via ereditaria).

In questo periodo si vedono anche i progressi dell’artigianato e del commercio a lunga distanza + settore tessile (produzione di stoffe) e lavorazione di pietre dure.

• Regalità.

Titolatura regale varia di città in città:

  • Uruk → en (gran sacerdote) → sottolinea la continuità e l’origine del potere regio dall’ambiente templare;
  • Lagash → ensi (fattore del dio) → sottolinea il ruolo di dipendenza nei confronti del dio cittadino;
  • Ur e Kish → lugal (uomo grande, cioè re) → mette in risalto le doti propriamente umane.

Il termine lugal è parallelo al termine é-gal (casa grande, ovvero palazzo) ed emerge solo in età proto-dinastica; mentre gli altri due sono attestati già in età Uruk-Gemdet Nasr.

Statua acefala di Gudea, re di Lagash

Statua acefala di Gudea, re di Lagash

Questo periodo è caratterizzato da guerre di confine e tentativi di egemonia.
Inoltre, la pluralità di dèi comporta pluralità di centri urbani, in quanto ogni dio è associato ad una città diversa (secondo un ordine gerarchico). L’unità di base è perciò quella di “bala” (turno d’ufficio e quindi dinastia). Ci si avvia verso la concezione di una regalità unica avente una qualche giustificazione teologica.

Si hanno indizi sull’esistenza di almeno due aggregati di città sumeriche:

  1. risalente al Proto-Dinastico I → resti di Ur e sigilli che mostrano varie città: Ur, Larsa, Adab, Kesh, Eanna (Uruk), Lagash, Eridu e altre non ancora identificate: le varie città mantengono la propria individualità e l’unione riguarda forse solo la concentrazione di beni per uno scopo a noi ignoto;
  2. lega di Kengir (nome sumerico di Sumer) o Esapoli → attestata da documenti di Shuruppak (Fara) del Proto-Dinastico IIIa e composta da: Shuruppak, Uruk, Adab, Nippur, Lagash, Umma che inviano a Kengir numerosi soldati (forse alleanza occasionale?).

La città di Nippur rappresenta invece un elemento di unificazione e mediazione: si tratta della città del dio Enlil, dio supremo di tutti i Sumeri, a cui erano dedicate offerte votive nel santuario di Enlil, ovvero l’Ekur.

Comunque, i re delle città-stato sumeriche sono gli amministratori del territorio cittadino inteso come un’unica enorme proprietà.
Compiti del re:

  • cura amministrativa dell’economia;
  • controllo sistema di redistribuzione;
  • guerra;
  • funzione cultuale → mantenere buoni rapporti con la divinità.

Nel momento in cui il re viene meno ai suoi compiti verso il dio, quest’ultimo lo abbandonerà smettendo di proteggere sia il sovrano che la sua città.
Secondo gli studiosi, questo mantenimento della dualità divina / regale è relativa alla giustificazione del potere regio ed alla sua legittimazione.
Il re si configura quindi come legittimo tramite fra la comunità cittadina ed il dio cittadino.

Le prime iscrizioni regie sono state rinvenute su oggetti dedicati nei templi o sotto le fondazioni delle opere edilizie realizzate dal sovrano. Queste iscrizioni intendono sottolineare la potenza del re ma anche la sua dipendenza dal dio.

Chiodo di fondazione di Gudea, re di Lagash

Chiodo di fondazione inscritto di Gudea, re di Lagash

Nel periodo mesopotamico, vi sono una serie di liste di divinità, descrizioni di templi, componimenti innici ecc che costituiscono il patrimonio religioso delle varie città.
Dopo l’ipotetica età degli dèi, si giunge senza uno stacco preciso ad esseri semi-divini, spesso descritti come antichissimi re, ai quali si deve l’introduzione di elementi dell’organizzazione socio-politica, del progresso tecnico e del paesaggio urbano. Seguendo questa linea, anche il re umano deve continuare la “tradizione” erigendo templi e dando inizio a qualcosa.
Si sottolinea che non è evidente lo stacco fra la sfera divina e quella degli eroi.
In questo modo, anche il problema dell’immortalità del re (es. epopea Gilgamesh) è collegata alla pratica della divinizzazione del re → premesse per la dinastia di Akkad.

La lista reale sumerica, del Proto-Dinastico II o IIIa, sembra datare gli eroi al Proto-Dinastico II ed il diluvio universale al Proto-Dinastico I.

Altri testi rappresentano altre varie problematiche, come:

  • tenzone di Lakhar e Ashnan → problema rapporti fra contadini e pastori;
  • eroi: Enmerkar e Aratta, Gilgamesh e Khuwawa → problema del procacciamento delle materie prime da paesi lontani.

La datazione interna del proto-dinastico è realizzata tramite l’insieme della documentazione stratigrafica e delle fonti scritte.
La lista reale sumerica ci offre un’ossatura di base.

Al Proto-Dinastico II risalgono le prime iscrizioni reali con il re Enmebaragesi di Kish.
Il Proto-Dinastico IIIa è più documentato, avendo a disposizione vari stili e gruppi di reperti archeologici (es. archivi amministrativi di Fara e cimitero reale di Ur).
In ogni caso, si riesce ad ottenere un quadro generale grazie alla combinazione di varie fonti archiviste, liste reali, iscrizioni reali delle varie città.
In genere, una dinastia scalza l’altra: si parla di una costante competizione. Ricordiamo, ad esempio, il caso dello scontro fra Lagash e Umma per il controllo di un territorio (gu-edinna) → il punto culminante si avrà con Eannatum a cui si deve la famosa “stele degli avvoltoi” con rappresentazione iconica dell’accaduto (con rapporto fra vincitori e vinti; azione umana e azione divina) e con Entemena a cui si deve il racconto più completo della vicenda.

Lista reale sumerica

Lista reale sumerica

Dalle iscrizioni di Lagash si comprende che al tempo vi erano incursioni anche verso città molto più lontane: se l’avallo di Nippur rimane il traguardo ideologico, i due poli del potere in bassa Mesopotamia sono rappresentati dal titolo di en Uruk e lugal Kish.

È in questo periodo che si forma il concetto di “dominio universale“, progetto reso accessibile da due fattori:

  1. mondo = alluvio basso-mesopotamico;
  2. irradiarsi di centri sumerici + cultura sumerica in varie direzioni.

I naturali confini del mondo vengono identificati con il “mare superioreMediterraneo ed il “mare inferioreGolfo Persico.

Ad esempio, sappiamo che il re Lugalzaggesi di Uruk sottomise Ur, Larsa, Umma, Nippur e anche Lagash, controllando così tutta la bassa Mesopotamia. Egli infatti segnò ai due mari i confini della sua potenza. Alcuni pensano che egli abbia raggiunto effettivamente il Mediterraneo.

Entemena di Lagash

Entemena di Lagash

Lugalzaggesi è visto come il fondatore del primo “impero”. Di lui sappiamo che, prima di diventare re di Uruk, di cui costituisce da solo la terza dinastia, era stato re di Umma, dalla quale ereditò la tradizionale rivalità verso Lagash.
A differenza delle altre città da lui sottomesse, Lagash ha lasciato la sua versione dei fatti.
Si nota come, anche dopo la conquista di Lugalzaggesi, l’ensi di Lagash, ovvero Urukagina, è ancora in grado di emettere sue iscrizioni (conservando quindi e probabilmente il suo ruolo).
Urukagina è anche noto per un editto di riforma che mette in luce due cose fondamentali:

  1. il fatto che egli fosse un usurpatore;
  2. il fatto, strettamente collegato al primo, che egli decise di cambiare l’amministrazione precedente con una nuova a lui favorevole + accusa i sovrani precedenti di aver tollerato qualsiasi tipologia di abusi; tutto questo per legittimarsi agli occhi della popolazione e garantire la sua “sopravvivenza”.

Non si tratta di “riforme” in senso stretto, ma di “ritorni al passato” utilizzati come espediente per poter essere accettati dalla popolazione e poter così imporsi (esempio di Entemena che toglie a tutti i debiti).
Inoltre, come sostiene Liverani:

“Al di là dell’intento propagandistico, questi provvedimenti rivelano una realtà sociale in cui uno strato socio-economico è costretto a indebitarsi e a cedere proprietà e figli al creditore a sconto degli interessi. […] L’asservimento per debiti è visto come un grave turbamento dell’ordine sociale, un turbamento che va corretto restituendo la libertà. Il sovrano che emette l’editto di liberazione assume così il ruolo positivo del liberatore.”

E ancora:

“…i quali ricorrono all’editto di liberazione come periodica valvola di sfogo per tenere sotto controllo una situazione altrimenti esplosiva. […] Il ritorno al passato è dunque mascheramento di profondi mutamenti strutturali.”

Stele degli Avvoltoi - Eannatum, principe di Lagash

Stele degli Avvoltoi – Eannatum, principe di Lagash

• Bibliografia.

– Liverani, M. – Antico Oriente. Storia, società, economia, Editori Laterza, 1988.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell’esistenza!

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