Il passaggio da età neo-sumerica a età paleo-babilonese.

Nel passaggio dal mondo neo-sumerico a quello paleo-babilonese un’accelerazione sembra essere portata dalle genti amorree, che avevano altre consuetudini e altri rapporti sociali (gentilizi) ed erano meno legate alle strutture del palazzo e del tempio.

La trasmissione di padre in figlio andò via via costituendo nel tempo delle corporazioni chiuse i cui membri godevano di un certo monopolio e di una forte posizione (un esempio è dato dagli scribi).
Inoltre, si ha in questo periodo la tendenza dell’appropriazione delle terre di concessione regia: anche in questo caso, se il tutto veniva poi trasmesso di padre in figlio, le famiglie iniziano ad avere altri terreni oltre a quelli concessi dal nucleo palatino (terre di famiglia: memoria famigliare che compete con archivi palatini).

Un altro fenomeno legato all’ingresso di genti amorree riguarda la gestione e trasmissione delle proprietà nell’ambito della famiglia. Nasce il testamento, atto giuridico quasi sconosciuto nel III millennio a.C. e diffusissimo nel II millennio a.C. (in cui o tutti i figli avevano parti uguali oppure il primogenito riceveva di più e gli altri di meno). Con questo, si fa strada un processo di personalizzazione della proprietà e la compravendita di terre, con forme cerimoniali e finzioni giuridiche (il compratore che viene adottato dal venditore per poterne ricevere le terre).

Infine, si sviluppa un altro tipo di documento tipico dell’età paleo-babilonese: l’affitto, ovvero lo sfruttamento della terra in cambio del pagamento di un canone annuo. Questo sistema era già in uso nel III millennio a.C., ma adesso l’affitto è praticato soprattutto da privati, permettendo la creazione di una classe di proprietari terrieri e, dall’altro lato, di una classe di contadini privi di terre e disponibili a lavorare.

Per i nuclei famigliari più sprovvisti si ricorre al lavoro salariato → il palazzo ingaggia salariati (in sumerico lu-hun-ga, in accadico agrum) per mantenimento di canali e costruzioni pubbliche.
Il sistema dei salariati subentra quindi al sistema delle razioni → si hanno remunerazioni in prodotti alimentari. Il salario dev’essere maggiore perché non deve mantenere solo il lavoratore, ma anche la sua famiglia, coprendo anche le stagioni morte.
Per coloro che non hanno più protezione economica (orfani e vedove) si finisce nella schiavitù per debiti, a cui solo l’intervento regio può porre rimedio.

Pianta di un terreno agricolo con relative misure, dalla città di Umma - Louvre, Parigi

Pianta di un terreno agricolo con relative misure, dalla città di Umma – Louvre, Parigi

• Bibliografia.
– Liverani, M. – Antico Oriente. Storia, società, economia, Editori Laterza, 1988.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell'esistenza!

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