La guerra contro Taranto e Pirro.

Taranto era la città greca più ricca e potente dell’Italia e, anche se non viene mai detto esplicitamente, probabilmente fra questa città e Roma vi era un accordo secondo il quale i Romani non potevano arrivare con le loro flotte nel golfo di Taranto.

Accadde che Turi, minacciata dai Lucani, chiede l’aiuto di Roma che invia una guarnigione alla città ed inserisce le proprie navi nel golfo di Taranto. Questa fu la scintilla che fece scoppiare il conflitto fra Roma e Taranto.

Taranto attacca le navi romane e toglie la guarnizione sulla città di Turi, ma per fare questo la città chiede aiuto a Pirro, re dei Molossi e comandante della Lega Epirotica.

A Taranto prevale la parte democratica ostile a Roma contro gli aristocratici che invece le erano favorevole (un po’ come già visto per il caso di Napoli nella seconda guerra sannitica).

Pirro rivendica la sua discendenza da Achille contro la Roma di Enea e quindi Troiana → in realtà si ha motivo di credere che Pirro intervenga anche perché era imparentato con Alessandro il Grande poiché aveva sposato la figlia del re di Siracusa Agatocle che, scomparso, permetteva l’entrata di qualcun altro sul trono siciliano.

Nel 280 a.C. Pirro sbarca in Italia con un esercito di circa 22.000 fanti, 3.000 cavalieri e 20 elefanti da guerra, e sconfigge i Romani ad Eraclea per la sua notevole abilità tattica ma soprattutto per il devastante impatto psicologico che ebbero gli elefanti sull’esercito romano.

Lucani, Bruzi e Sannitisi alleano immediatamente con Pirro che allo stesso tempo cercava di stringere delle trattative con Roma aventi le seguenti condizioni:

  • libertà e autonomia per le città del sud Italia;
  • restituzione dei territori strappati a Lucani, Bruzi e Sanniti.

Ovviamente Roma non accetta e le trattative cadono.

Così, Pirro recluta ulteriori mercenari e sconfigge ancora una volta i Romani nel 279 a.C. sul fiume Ofanto.

Si nota come Pirro vincesse praticamente tutte le guerre ma non giungesse mai ad una conclusione concreta dell’intera guerra.
Per questo, i suoi rapporti con gli alleati si indebolivano sempre di più a causa delle pesanti spese finanziare e delle gravi perdite di uomini.

Pirro decide quindi di rispondere alla richiesta d’aiuto che gli veniva da Siracusa, non sapendo che però Romani e Cartaginesi avevano stretto un patto contro di lui.
In Sicilia Pirro vince anche qui tutte le battaglie, ma rimane la città di Lilibeo, rifornibile continuamente via mare dai Cartaginesi. Anche questa volta, Pirro non riesce a vincere del tutto la guerra.

A questo punto, Pirro è richiamato ancora una volta dai suoi alleati che aveva lasciato in Italia e, mentre effettua la traversata, subisce altre perdite per colpa delle incursioni marittime dei Cartaginesi.
Nel 275 a.C. si ha lo scontro decisivo: il console Manio Curio Dentato affronta Pirro e lo sconfigge a Benevento mettendo in fuga le truppe del re dei Molossi.

Per far vedere che non è che non gliene fregava proprio niente, Pirro lascia una guarnigione a Taranto ma poi torna in Epiro con la maggior parte del suo esercito.
Come si poteva ben immaginare, Taranto entra a far parte dei socii di Roma.

E Pirro, una volta tornato in patria, condurrà una campagna in Grecia dove verrà ucciso da un soldato che avrebbe approfittato della sua disattenzione provocata da un’anziana signora che gli avrebbe tirato una tegola dal balcone!

Pirro, re dell'Epiro.

Pirro, re dell’Epiro.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell’esistenza!

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