Le origini della letteratura latina.

Nell’antica Roma si usava ritenere il 240 a.C. l’anno di nascita della letteratura latina – chiaramente in termini di “produzione scritta” – ovvero l’anno in cui Livio Andronico fece rappresentare un suo testo scenico, probabilmente una tragedia. Prima di questa data però, c’era il nulla anche per gli antichi, che consideravano il periodo precedente, fino a ben quattro secoli prima, come “muto”.

È evidente che i Romani abbiano preso spunto dai vicini Greci non solo per quanto riguarda la curiosità del ricostruire la propria storia letteraria, ma anche nel processo stesso della ricostruzione. Il problema però è che i Greci avevano una tradizione già stratificata rappresentata da Omero, mentre i Romani posero come limite un Andronico che, dopotutto, traduceva le già esistenti tragedie greche di età classica ed ellenistica.

Fra le origini della letteratura latina, è possibile fare una grande suddivisione fra le forme non letterarie e quelle propriamente dette. Qui, per ragioni di spazio, saranno analizzate velocemente le varie forme.

Fra le forme non letterarie si trovano leggi, trattati, i fasti, gli Annales e la prima oratoria:

  • Trattati (foedera).
    Se ne ha solo testimonianze indirette.
  • Leggi.
    Si ha notizia di antichissime leges regiae e, successivamente, delle celebri “Leggi delle XII Tavole” così chiamate perché scritte su dodici tavole bronzee esposte nel Foro Romano (stilate da un’apposita commissione fra il 451 e il 450 a.C.).
  • Fasti e calendario.
    I Romani elaborarono un calendario ad hoc suddiviso in giorni fasti e nefasti, in base al permesso o al divieto riguardante gli affari pubblici. Il termine passa ben presto a designare le liste dei magistrati anni per anno (es. fasti consulares) ed i trionfi militari (es. fasti triumphales).
  • Annales.
    Queste informazioni erano poi raggruppate dal pontefice massimo sulla tabula dealbata, ovvero una tavola bianca che registrava tutti gli avvenimenti del momento (avvenimenti degli ultimi 280 anni poi raggruppati in volumi da Publio Muzio Scevola costituendo i famosi Annales Maximi).
    Gli Annales permettono agli antichi Romani di sviluppare una storiografia tutta di origine romana, come testimoniano autori tipo Tito Livio o Tacito.
  • Commentarii.
    Si tratta di informazioni personali (un po’ come se fossero dei diari personali) redatti di prima mano dal parlante e descriventi i vari avvenimenti sul momento. Cesare parla di Commentarii quando si riferisce ai suoi due resoconti della guerra gallica e civile.
  • Oratoria.
    Sembra che il primo oratore sia stato Appio Claudio Cieco, di nobilissima stirpe e console nel 307 a.C. La capacità di convincere gli altri era ritenuta essenziale dagli antichi Romani per poter condurre una gloriosa carriera militare.

Fra le forme letterarie o, per meglio dire, pre-letterarie, vi sono i carmina.
Il termine deriverebbe dal latino cano ovvero “cantare, suonare” ed è generalmente tradotto con poesia. Si hanno però forti testimonianze del fatto che nella Roma arcaica, carmen fosse un vocabolo stranamente indifferenziato, era utilizzato cioè per varie tipologie letterarie. Da questo, si è dedotto che, probabilmente, la differenza fra “poesia” e “prosa” nel periodo arcaico doveva essere molto meno marcata che odiernamente.

La tradizione stilistica dei carmina è il più potente tratto di continuità che unisce il periodo delle origini alla storia letteraria di Roma.

Si tratta di uno stile particolare che non fa distinzioni nette fra poesia e prosa ma vuole semplicemente opporsi allo stile casuale ed informale della conversazione quotidiana.

Per un’analisi più approfondita dei carmina, clicca qui.

Infine, è bene ricordare che le testimonianze più antiche della poesia romana fanno uso di un verso del tutto particolare: il saturnio.
Il nome stesso, in relazione con il dio Saturno, ha fatto pensare ad un’origine puramente italica, ed il problema sorge quando ci si accorge che, nel periodo in cui il saturnio è attestato, la cultura romana è già del tutto imbevuta di quella greca. Infatti, i due componimenti più antichi si riferiscono a Lucio Cornelio Scipione e al padre, consoli rispettivamente nel 298 e nel 259 a.C.

Sembra quindi che il saturnio sia l’unico contributo davvero originale dei Romani nel campo delle forme metriche, poiché esso non è riconducibile a nessun verso canonico della poesia greca.

Entrata del Sepolcro degli Scipioni sulla Via Appia, Roma.

Entrata del Sepolcro degli Scipioni sulla Via Appia, Roma.

Bibliografia: Conte G.B., Letteratura Latina, Le Monnier, 2010.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell'esistenza!

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  • attilio leone

    E’ altamente improbabile che il Petronio Arbitro autore del SATYRICON sia il Petronio di cui parlano alcuni storici, fra cui Tacito: questo Petronio visse nel I secolo a. C. e Tacito ci dice solo che esercitò il ruolo di “arbitro” del buon gusto alla corte di Nerone. Possibile che, se avesse scritto il SATYRICON, Tacito e gli altri storici non ne avrebbero fatto cenno parlando di lui?
    In realtà, il primo a menzionare il Petronio Arbitro autore del SATYRICON fu Terenziano Mauro, vissuto all’incirca alla fine del II secolo d. C. e, da come ne parla, sembrerebbe che questo scrittore Petronio Arbitro sia vicino nel tempo a Terenziano e quindi dovrebbe essere vissuto nel medesimo II secolo.