Dante Alighieri: il Sommo Poeta.

Il sommo poeta.
La personalità più rappresentativa della nostra letteratura Italiana: Dante Alighieri.

Nonostante la sua grande fama non si hanno molte notizie sulla vita di questo autore. Ciò che sappiamo di lui lo dobbiamo alle sue stesse opere.

Dante Alighieri - Sandro Botticelli (particolare). (1495 ca.)

Dante Alighieri – Sandro Botticelli (particolare).
(1495 ca.)

– La nascita.

Non è stato rinvenuto l’atto di nascita di Dante, però possiamo comunque affermare ch’egli nacque nel 1265.

Questa data è ricavabile tramite le informazioni che lui ci fornisce nella Divina Commedia e nel Convivio: egli scrive che il viaggio nei tre mondi ultraterreni (Paradiso, Purgatorio e Inferno) lo compie “nel mezzo del cammin di nostra vita” e scrive inoltre (nel Convivio) che la metà esatta della vita umana sono i 35 anni (dato che si dava un’età massima di 70 anni).

Di conseguenza, dato che il suo viaggio nella Divina Commedia è datato al 1300 -anno del Giubileo-, possiamo dedurre che in quell’anno egli avesse appunto 35 anni, e quindi che fosse nato nel 1265.

– La famiglia.

Dante nasce a Firenze da una famiglia di parte guelfa appartenente alla piccola nobiltà fiorentina e di modeste condizioni economiche – il padre era un cambiavalute descritto da Forese Donati come usuraio.

Trisavolo di Dante era Cacciaguida (ch’egli descrive nella Divina Commedia) a cui l’autore fa risalire l’origine della sua famiglia.
Dante si vanta di questa discendenza poiché Cacciaguida era un cavaliere dell’imperatore Corrado II che aveva ricevuto dei meriti nella crociata contro i saraceni e che era caduto in Terra Santa nella crociata del 1148.

Inoltre Dante vanta anche una discendenza romana.
In realtà questo è un dato soggettivo: Firenze è descritta dell’autore come “figlia di Roma”, che quando la conquista sottomette anche Fiesole. La popolazione fiorentina quindi doveva essere al tempo costituita in maggior numero da fiesolani e da poche famiglie romane.
Dante sostiene di discendere da una di quelle poche famiglie di pura origine romana.

– La vita.

L’infanzia di Dante forse non fu delle migliori a causa della morte della madre quando era ancora molto piccolo.

Si sposò con Gemma di Manetto Donati a cui era stato promesso a 12 anni e dalla quale ebbe quattro figli.

Frequentò una delle scuole private della città dove studiò le arti del trivio e del quadrivio.

Durante la sua vita partecipò alle battaglie contro i Ghibellini e viaggiò a Bologna e probabilmente anche a Parigi.

Dante aveva grande conoscenza dei poeti latini – soprattutto Virgilio che lo ritiene suo maestro -, della poesia provenzale e di quella volgare italiana da essa derivata. Tutto per merito di studi intensivi compiuti da autodidatta.

Inoltre egli critica aspramente Guittone d’Arezzo mentre esalta i suoi contemporanei fautori del “Dolce stil novo” di cui vede iniziatore Guido Guinizzelli. Dante dice inoltre che tutti coloro venuti prima di lui (a livello letterario) sono da definire “siciliani“.

– L’amore.

Nella sua opera “Vita Nuova” Dante descrive la sua donna amata: Beatrice.

Dice di averla incontrata per la prima volta all’età di 9 anni (quindi nel 1274) e di averla rivista ancora 9 anni dopo. → Da notare il simbolismo del numero 9.

La figura di Beatrice è ormai identificata con certezza con Beatrice Portinari, donna realmente esistita, figlia di Folco Portinari (uomo illustre di Firenze).
Beatrice muore appena ventiquattrenne e questo provoca una profonda crisi nell’animo di Dante.

– La politica.

Dal 1295 Dante si dedica alla vita politica (anche se in maniera disinteressata).
A quel tempo, a Firenze per entrare a far parte della politica bisognava essere iscritti ad una Corporazione o Arte; quindi Dante si iscrive alla Coporazione dei Medici e degli Speziali.

La sua attività politica risulta in documenti d’archivio in cui sono riportate le sue decisioni e i suoi interventi.

Dante Alighieri - Luca Signorelli.

Dante Alighieri – Luca Signorelli.

Dante prende posizione fra i Guelfi Bianchi, ovvero coloro che desideravano maggiore indipendenza dal pontefice (ch’era allora Bonifacio VIII), e si contrappone ai Guelfi Neri che facevano invece gli interessi delle famiglie più nobili di Firenze.

Per ottenere il potere sulla città, papa Bonifacio VIII invia a Firenze Carlo di Valois che si presenta come paciere, ma in realtà con il preciso compito di favorire l’ascesa al potere dei Guelfi Neri sulla città.

Dante, il 27 gennaio 1302, viene conseguentemente accusato di opposizione al papa e viene condannato in contumacia a due anni di confino, all’interdizione a vita dai pubblici uffici e al pagamento di 5000 fiorini piccoli. Il 10 marzo, non essendosi presentato a pagare la penale e a difendersi, viene condannato al rogo con altri quattordici imputati.

– L’esilio.

A questo punto inizia per Dante il periodo molto doloroso dell’esilio.

Primo luogo ad accoglierlo è Verona, in particolare la corte di Bartolomeo della Scala, dove si trattiene fino alla morte di lui, dal 1303 al 1304.

Successivamente, con la morte di Bonifacio VIII nel 1303, Dante è spinto a tornare nei dintorni di Firenze per seguirne le vicende e così, trascorre un soggiorno ad Arezzo. Qui rimane fino a quando il tentativo del nuovo papa Benedetto XI, di mettere pace in Toscana, fallisce miseramente.
Da questo momento in poi Dante abbandonerà per sempre la speranza di fare ritorno alla sua amata Firenze.

Non abbiamo notizie precise sugli altri luoghi dove approdò il poeta, ma possiamo affermare ch’egli trascorse del tempo a Treviso, a Padova, a Venezia, nella Marca Trevigiana, in Lunigiana presso i conti Malaspina, in Casentino e a Lucca.

A questo punto dovrebbe esserci il presunto soggiorno a Parigi dal quale ritorna velocemente a causa della notizia dell’arrivo dell’imperatore Arrigo VII, che aveva acceso nuovamente le speranze di Dante.
Questo momento non è però destinato a durare, infatti Arrigo VII inizialmente si ferma a Pisa e successivamente, al posto di recarsi a Firenze, scende a Roma dove viene incoronato in Laterano. L’episodio provoca una grande delusione nell’animo del poeta.

Tutti questi eventi spingono Dante a porsi al di sopra delle parti Guelfe e Ghibelline iniziando a sostenere la reciproca autonomia del potere civile e di quello religioso (concetto che per altro verrà anche rimarcato nelle sue opere).

– La morte.

Dopo 6 anni di permanenza a Verona presso Cangrande della Scala, Dante si trasferisce a Ravenna alla corte di Guido Novello da Polenta (che si definirà suo discepolo).

Morirà infine nel 1321 colto da febbri malariche.

Per ordine di Guido Novello da Polenta vennero celebrate a Ravenna solenni esequie e il corpo fu sepolto presso il convento di S. Francesco (dove si trova tuttora).

Dante Alighieri, allegoria della Divina Commedia e la città di Firenze - Domenico di Michelino. (1465)

Dante Alighieri, allegoria della Divina Commedia e la città di Firenze –
Domenico di Michelino. (1465)

Bibliografia.
– Profilo storico della letteratura italiana, G. Ferroni, 1998.
– Storia generale della letteratura italiana, 2004.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell’esistenza!

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