La pittura giapponese – L’emergere dello Yamato-e.

Dopo il rifiuto di Michizane di diventare ambasciatore in Cina nell’894, era chiaro vedere come in Giappone stava facendosi spazio una presa di consapevolezza dei propri valori. Dall’introduzione del Buddhismo, nel VI secolo, i giapponesi avevano sempre seguito le orme della Cina quasi dimenticandosi di apprezzare le loro particolarità, mentre ora, nel IX secolo, l’invenzione della scrittura kana ed i successivi sviluppi letterari mostrano come il Giappone si riappropri della sua identità.

Dato che la lingua giapponese differisce totalmente da quella cinese, il rendere il proprio linguaggio con gli ideogrammi era compito difficile per i giapponesi. Così, venne ideato l’alfabeto sillabico detto kana, che offrì una libertà d’espressione che interessò molti aspetti della vita nazionale. Inoltre, il kana ebbe una notevole importanza per quanto riguarda l’emergere della letteratura e della poesia; difatti, senza questo alfabeto, la strofa nazionale in 31 sillabe, chiamata waka, raffinati lavori calligrafici e grandi romanzieri come Genji monogatari (“Romanzo di Genji“) non sarebbero stati possibili.

Hata Chitei - Vita di Shotoku 1

Hata Chitei – Vita di Shotoku 1

Gli anni tra il tardo IX secolo e l’inizio del X secolo furono quelli di massima espansione: si ritiene che il primo romanzo, il Taketori monogatari (“Romanzo di un vecchio tagliatore di bambù“), fosse stato realizzato proprio in questo periodo. Questo lavoro e la prima antologia ufficiale di poesie nazionali in waka, compilata nel 905, fissarono il modello per le future realizzazioni.
Intimamente connessa con il sorgere della letteratura nazionale fu la nascita della pittura profana, denominata Yamato-e. Le pitture profane del XII e XIII secolo, specialmente quelle su rotoli, esprimono nel modo più eloquente un aspetto ineguagliabile dell’arte giapponese.

Yamato è il nome della regione sud-occidentale di Honshu, ovvero il centro politico e culturale del Giappone antico, comprendente le città di Kyoto, Nara e Osaka.
Il termine Yamato sta per “Giappone” e, di conseguenza, Yamato-e significa “pittura giapponese“. Questa espressione era utilizzata dai giapponesi del tardo periodo Heian in contrapposizione a Kara-e, ovvero “pittura Tang” (e quindi “pittura cinese“), esprimendo la consapevolezza della differenza fra le due tipologie sia a livello di stile che di soggetti:

  • Yamato-e → scene e storie nazionali;
  • Kara-e → scene e storie cinesi.
Hata Chitei - Vita di Shotoku 2

Hata Chitei – Vita di Shotoku 2

Purtroppo, non essendoci pervenuti esempi di Yamato-e anteriori al XII secolo, non siamo in grado di definire come gli antichi giapponesi determinassero le differenze fra le due tipologie. Conosciamo qualcosa di essi solamente grazie alle allusioni letterarie, che però non sono mai esplicite per quanto riguarda i criteri stilistici. Tuttavia, sappiamo che gli abitanti di Kyoto rimanevano sempre molto colpiti dai cambiamenti del paesaggio intorno a loro, e quindi possiamo definire due tipologie di paesaggio Yamato-e (dalle fonti letterarie):

  1. meisho-e = immagini di famose località pittoresche;
  2. shiki-e o tsukinami-e = immagini delle quattro stagioni e dei fenomeni della natura durante i dodici mesi dell’anno.

Entrambi raffiguravano anche le attività dell’uomo ed erano dipinti su paraventi, codici, rotoli e ventagli pieghevoli.
Da questo momento vengono stabiliti i criteri della pittura di paesaggio puramente giapponese, un approccio che sarebbe prevalso nei secoli seguenti.

Hata Chitei - Vita di Shotoku 4

Hata Chitei – Vita di Shotoku 4

Questa nuova sensibilità nei riguardi della natura e dei cambiamenti stagionali viene applicata anche alle scene a carattere buddhista, così si ha un soggetto buddhista con uno sfondo Yamato-e. È bene comunque precisare che, data la presenza di un soggetto non giapponese, queste pitture non possono essere denominate propriamente Yamato-e.

Nell’VIII secolo, anche i cinesi andavano incontro ad una pittura di tipo paesaggistico, ma in questo caso la presenza umana era sempre ridotta al minimo facendo torreggiare su di essa la natura umana. Nel X secolo, i giapponesi stavano invece iniziando a manifestare un interesse più vivo per le vicende umane che, mentre per la Cina erano a scopo didascalico, per i giapponesi abbiamo la pura narrazione, sia sacra che profana.

È difficile determinare con certezza il momento della comparsa della prima pittura narrativa giapponese, in quanto nessuno degli esempi più antichi è giunto fino a noi.
Data l’importanza del buddhismo è facile immaginare come, fra le prime pitture, vi sia una biografia del principe Shotoku (574-622). Difatti, una sua biografia illustrata, ora non più esistente, era stata realizzata già nel secondo quarto dell’VIII secolo per il tempio Shitennoji di Osaka, da lui fondato. Questa e altre pitture esistevano ancora quando, nel 1069, Hata Chitei (o Cishin) di Osaka ne dipinse su seta una nuova versione che venne affissa alle pareti dell’Edono (“sala delle pitture”) dello Horyuji. Oggi, è stata rimontata su paraventi pieghevoli, per consentirne una migliore conservazione. La pittura presenta molti episodi tratti dalla vita di Shotoku, distribuiti in una composizione ampia e molto affollata; è suddivisa in campi o “celle” incorniciati da alberi, montagne o edifici.

Ma come va sviluppandosi la pittura giapponese? Clicca qui per leggere l’articolo successivo.

Hata Chitei - Vita di Shotoku 5

Hata Chitei – Vita di Shotoku 5

 

• Bibliografia.

– Murase, M. – L’arte del Giappone, TEA, 1996.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell'esistenza!

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