Iran: aperto museo dedicato interamente a un’artista donna.

L’Iran ha aperto il suo primo museo dedicato a un’unica artista donna, Monir Shahroudy Farmanfarmaian, che ha ricevuto attenzione internazionale durante i decenni di esilio.

La nonagenaria decana dell’arte iraniana e amica di Andy Warhol, Jackson Pollock e Willem de Kooning, ha allestito la sua prima mostra come unica artista negli Stati Uniti al Guggenheim di New York nel 2015.

Monir Farmanfarmaian al Guggenheim

Monir Farmanfarmaian al Guggenheim

Lo scorso venerdì ha aperto a Teheran il Museo Monir nei giardini dello storico parco Negarestan. In mostra vi sono 51 opere, tra cui i suoi mosaici a specchio, i monotipi astratti e le vetrate inverse, ispirati a motivi geometrici che si ispirano, a loro volta, all’antica architettura iraniana, in particolare quelli visti nelle moschee.

Molte delle opere di Farmanfarmaian furono confiscate e distrutte dopo la Rivoluzione Islamica del 1979. L’artista ha trascorso la maggior parte della sua carriera negli Stati Uniti, tornando in Iran solo nel 2004.

Monir Farmanfarmaian

Tutti i pezzi in mostra nel museo sono stati recentemente donati dalla Farmanfarmaian alla collezione permanente, gestita dall’Università di Teheran.

Tutta la mia ispirazione viene dall’Iran; è sempre stato il mio primo amore. Quando ho viaggiato per i deserti e le montagne, durante la mia gioventù, tutto quello che ho visto e che ho provato è ora riflesso nella mia arte.

La Farmanfarmaian ha affermato di aver donato i suoi lavori poiché voleva onorare il suo ultimo marito, Abolbashar Farmanfarmaian:

Era un professore di legge all’Università di Teheran, per questo ho donato 51 opere: questo museo è ora il primo dedicato a un’artista donna in Iran.

Le sue opere, alcune delle quali sono state acquisite dal Metropolitan Museum of Art e dalla Tate Modern, combinano complessi disegni geometrici visti nell’arte tradizionale persiana con l’astrazione e l’espressionismo moderni occidentali.

Monir Shahroudy Farmanfarmaian

La critica dell’arte iraniana Shiva Balaghi ha affermato che l’inaugurazione è stata un momento davvero storico.

È un tributo appropriato per uno degli artisti viventi più importanti di oggi. Questo museo diventa davvero una finestra sulla modernità iraniana, mostrando i modi in cui Monir ha riunito l’astrazione e la geometria islamica per creare una forma d’arte iraniana unica.

La Balaghi ha affermato inoltre che il ritorno dell’artista in Iran ha stimolato la sua creatività:

Monir ha definito questo ritorno il suo “grazioso crepuscolo”, ma in realtà si tratta del momento più produttivo e di successo per lei in quanto artista.

Negli ultimi anni, l’Iran ha iniziato ad abbracciare artisti precedentemente evitati, molti dei quali hanno vissuto all’estero, tra cui Shirin Neshat di New York e Parviz Tanavoli.

Monir Shahroudy Farmanfarmaian nel suo studio, mentre lavora alla stella ettagonale, 1975

Monir Shahroudy Farmanfarmaian nel suo studio, mentre lavora alla stella ettagonale, 1975

In un documentario del 2014 di Bahman Kiarostami intitolato Monir, la Farmanfarmaian ha affermato che il suo lavoro “non è distinto dall’architettura iraniana”.

Kiarostami ha affermato che la sede del nuovo museo, un complesso di epoca Qajar, è adatta perché molte delle opere di specchi dell’artista appartengono, nell’ispirazione, proprio a quella dinastia e a quella safavide, quando questo tipo di specchio veniva usato abitualmente.

Non ha mai voluto lavorare al di fuori dei modelli visti nell’architettura tradizionale iraniana. Nella vita moderna per molte persone sembra esserci una disconnessione con quella tradizione, ma lei non l’ha mai pensata così.

Monir Shahroudy Farmanfarmaian

 

Fonte: The Guardian.
Immagini: Web.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell'esistenza!

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