Urbanistica di Roma antica – 10. La Roma medio-repubblicana.

I primi 150 anni della Repubblica sono governati da una politica oligarchica che seguiva sostanzialmente la politica delle oligarchie antiche, caratterizzata da scarsi investimenti nelle costruzioni monumentali e maggiore attenzione per il mantenimento di un equilibrio, evitando che il singolo aristocratico acquisisse un lustro ed un prestigio troppo elevati.

Addirittura, per la “dedica” degli edifici, vengono istituiti i duumviri aedis dedicandae, ai quali si ricorrerà soprattutto per la dedica di trionfi ed opere realizzate con la preda bellica.
Tutto questo, per  limitare l’eccesso di prestigio derivante dai proponenti.

In questo periodo però, le necessità dello sviluppo impongono grandi opere pubbliche a scopo utilitario e con Appio Claudio anche la censura diventa uno strumento per il finanziamento e l’esecuzione di opere edilizie.

La tradizione dell’evocatio (di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente) viene ora ulteriormente accentuata, grazie allo slancio militare di Roma, che presuppone un numero sempre maggiore di plebei all’interno dei ranghi elevati dell’esercito. Tra la metà del IV e i primi decenni del II secolo a.C. quindi, Roma si popola di templi costruiti secondo lo schema etrusco-italico su podio e con coperture lignee, dedicati a dei evocati.

Un’altra novità del periodo è quella delle statue onorarie e celebrative. L’uso di erigere statue è molto antico, ma presenta una costante religiosa fondamentale: si tratta di ex-voto raffiguranti la divinità, l’offerente o l’offerta. Si tratta, in sintesi, di statue votive con carattere espiatorio. In questo periodo, invece, vengono erette statue di personaggi contemporanei, resi illustri dalle loro gesta, e vengono realizzati monumenti commemorativi di gesta compiute da membri di famiglie gentilizie importanti, ad opera di discendenti per dare prestigio alla propria gens.
Ne risulta così un totale rovesciamento della prassi invalsa nei due secoli precedenti: ora i monumenti non sono più anonimi, ma recano orgogliosamente il nome della gens, o addirittura il nome personale, celebrante glorie individuali.

Il primo esempio è dato dalla colonna Maenia, eretta da C. Menio per la vittoria su Anzio, quando vennero anche affitti alla parete esterna del comizio i rostri delle navi sconfitte, creando il settore che verrà poi detto “rostra“. La colonna divenne ben presto sede dei tribuni della plebe, autorizzati a seguire le sedute del senato ma dall’esterno, degli usurai, ecc…
Il primo rifacimento del Comizio si data proprio in quest’epoca, e dev’essere stata l’iniziativa di Menio a comportare la ristrutturazione della zona.

A quel tempo, Roma era già la capitale latina indiscussa.

Il nuovo Comizio era più grande, con una parte per i rostra e più capienza per le persone. Al suo interno vi erano sempre raccolti i culti del Volcanal e la ficus Navia (l’albero di fico del Lupercale) e divenne presto un centro di intensa attività di dediche di monumenti celebrativi.
L’opera di Menio dovette comportare quindi una totale risistemazione dell’attività politica ed economica dell’urbs.

Ma con quest’opera si svegliò anche l’orgoglio plebeo che, dopo l’abolizione della schiavitù per debiti, celebrò il proprio trionfo con una serie di monumenti celebrativi (come una copia della Lupa del Lupercale ed una statua di Marsia presso il Fico Ruminalis, ecc…).
L’ascesa rapida ed inarrestabile dei nuovi ceti e l’intreccio con l’emergere delle forme monetarie nell’arcaica economia della città non potevano trovare una più evidente testimonianza (si ricorda la dedica delle due statue di Alcibiade e Pitagora, per volere della Pizia).

Il denaro e lo scambio fanno il loro ingresso nel Foro.
La piazza è infatti circondata da tabernae, botteghe di proprietà pubblica e date in affitto ai venditori, che la tradizione attribuiva a Tarquinio Prisco (fattore che attende conferma archeologica).
Prima del 310 a.C. le tabernae erano occupate dai laniones, ovvero i macellai, che formavano, nell’area a nord del Foro, un quartiere di vendita al minuto, dove le tabernae lanienae, con le botteghe di pesce e di generi alimentari di lusso finiscono per costituire il principale mercato di commestibili di Roma.
Successivamente, lungo il lato nord-est del Foro, al posto delle tabernae lanienae vengono collocate le tabernae argentariae, ovvero le botteghe dei cambiavalute e dei banchieri, adornate poi, sulle maeniana (balconate lignee), da scudi di bronzo dorato. Il nome di maeniana viene spiegato dalla tradizione con una storia curiosa, collegata con la vendita dell’atrium Maenium a Catone. Secondo le fonti, gli eredi di Menio avrebbero voluto conservare il loro diritto di assistere ai giochi gladiatori (che si tenevano nel Foro) in posto privilegiato. Probabilmente si tratta di una controversia nata nel momento della vendita attorno al diritto della declinante gens Menia di conservare quel posto privilegiato presso la colonna. La concessione agli eredi di Menio sarebbe poi stata fraintesa dai tardi grammatici Porfirione e Ascanio, gli unici che raccontano la singolare storia, per spiegare l’etimo di un termine, maenianum, non più comprensibile. Di quest’atto, comunque, non è rimasta traccia negli archivi dello Stato → questo rende anonima tutta la serie di provvedimenti di Menio, attribuiti di conseguenza ad epoca non definibile.

Nella zona del Foro vengono anche creati degli atria, di cui gli scavi di Cosa ci danno un’immagine.
Si tratta di veri e propri atrii di tipo tuscanico dalla porta affiancata da botteghe, in genere in numero di due.
All’interno, l’atrio si presenta come una specie di corte coperta con impluvio centrale, che, come nelle case nobiliari consentiva l’adunarsi di frotte di clientes per la salutatio, così negli atrii pubblici dava la possibilità di tenervi transazioni mercantili, adunate di corporazioni, cerimonie religiose e riti, uffici amministrativi, ecc…
Il nome gentilizio che ne contraddistingue alcuni lascia intendere che questi atria in particolare, di proprietà privata, potevano essere affittati ad altri privati per motivi di natura commerciale.

Da questo momento, il Foro di Roma sarà agorà ellenistica della città capitale di un Impero.

Accanto a questo sforzo, va menzionato anche quello di una veste più nuova e monumentale data ad altri luoghi come il Circo Massimo, di cui si costruiscono i carceres e il Quirinale, dove si costruisce il Tempio di Quirino (nella zona del Palazzo Barberini, dove sono state scoperte iscrizioni bilingui, in Latino e Greco, di popoli dell’Asia Minore) che verrà poi ricostruito da Augusto in dimensioni molto maggiori, ed il Tempio di Salus.

Fondamentale è però il periodo della censura successiva a quella di Menio, che, con Appio Claudio, il programma politico, economico ed urbanistico riesce a suscitare l’opposizione di larghi strati della classe dominante.
Per prima cosa, ad egli si attribuisce la riforma finanziaria → il culto di Ercole viene reso pubblico e viene resa definitiva l’introduzione della moneta a Roma.
Le scelte di Appio Claudio ruppero definitivamente quanto restava dei legami arcaici economico-politici della società romana.
Vediamo i suoi interventi edilizi:

  • Aqua Appia → l’acquedotto che recava, per la prima volta nella città, acque in aggiunta a quelle del Tevere; aveva portata di 75.000 metri cubi al giorno e doveva forse alimentare la piscina publica lì vicino, per terminare poi all’estremità dell’Aventino (l’acquedotto, infatti, privilegiava il quartiere plebeo della città → facendo emergere l’interesse per quell’area da parte della nobilitas a cui Appio Claudio apparteneva, legata alla Campania e alla spinta di conquista verso il sud).
  • Via Appia → tracciata con la ghiaia, conduceva, attraverso la Porta Capena delle mura serviane, fino a Capua, dove fu poi prolungata fino a Taranto e, successivamente fino a Brindisi.
    Nel 238 a.C. venne pavimentato in selce il tratto extraurbano dalla porta al tempio di Marte.
  • Tempio di Bellona → nel Foro Boario, a fianco del Tempio di Apollo Medico. Era legato all’ideologia della guerra e del trionfo della propria gens.

Successivamente, si ha l’opera di Manio Curio Dentato, sulla quale però siamo poco documentati.
Generalmente, a lui viene attribuito l’Anio Vetus, acquedotto di lunghezza e portata superiore all’Acqua Appia. Purtroppo, non conosciamo con esattezza il suo percorso urbano (che era per lo più sotterraneo).
Inoltre, la sua conquista della Sabina deve aver provocato l’evocatio a Roma del culto di Feronia, alla quale viene dedicato un tempio in Campo Marzio (che viene identificato con il tempio C dell’area sacra di Largo Argentina). Questo culto rimarrà collegato al culto delle acque, e probabilmente sarà il luogo dove sorgerà la statio aquarum; oltre al fatto che il tempio sarà la pietra miliare per l’organizzazione dell’area monumentale del Campo Marzio.

Sugli anni successivi, coincidenti con la prima guerra punica, le fonti sono scarsissime. In ogni caso, la modificazione del Comizio da quadrato a circolare e l’introduzione al suo interno del primo orologio idraulico (collegato alla presa di Catania), ci fa rendere conto di quanto sia un periodo fondamentale, nel quale Roma entra in contatto con le avanzatissime civiltà greca e punica della Sicilia.

Per il resto, lo scontro politico e l’ideologia trionfale della nobilitas segue linee determinate, dando inizio ad una guerra edilizia da parte delle gentes più influenti che, però, non possono violare, nemmeno questa volta, il mos maiorum. Si viene così creando un quadro di rispetto consuetudinario, che consolida le vocazioni tradizionali dei singoli colli e aree dell’urbs.

  • Aventino → rimane la sede per fondazioni sacre collegate alle evocationes di divinità straniere + rimane il suo carattere plebeo; vengono costruiti:
    • Tempio di Conso;
    • Tempio di Vortumno (il dio Etruriae princeps);
    • Tempio di Minerva (dea dei Falerii);
    • Tempio di Venere, accanto al santuario di Diana;
    • Tempio di Flora (dea sabina affine a Venere, creato infatti nella stessa zona del precedente);
    • Tempio di Iuppiter Libertas (forse vicino a quello di Giunone Regina) dedicato da Tiberio Sempronio Gracco, con denaro tratto da multe.
  • Campo Marzio → area dedicata ai culti connessi con le acque:
    • Tempio di Feronia (da Curio Dentato);
    • Tempio di Giuturna;
    • Tempio dei Lari Permarini;
    • Tempio di Fons (fuori dalla Porta Fontinale);
    • Circo Flaminio → sede dei ludi plebei e Taurei, che rappresenta un duplicato del Circo Massimo, attorno al quale si svilupperà un’intensa edilizia dei triumphales viri protagonisti dell’espansione mediterranea di Roma.
  • Palatino, Velia, Carine → rimangono sede dei culti patrii, quindi degli dèi olimpi e tradizionali (vengono fondati i due templi di Tellus e Pales, divinità titolare della festa della fondazione di Roma).
  • Foro Boario:
    • rifacimento del Tempio di Fortuna e Mater Matuta;
    • monumentalizzazione di uno degli ingressi del portus Tiberinus;
    • Tempio di Giano e Tempio di Spes → collegati alle vittorie navali delle guerre puniche.
  • Campidoglio → sede di doni votivi imponenti come il colosso di Carvilio ed il colosso di Giove o la statua colossale di Eracle di Lisippo:
    • Tempio di Fides → di grande importanza ideologica, come divinità regolante la sottomissione dei popoli vinti.

Fuori dalla cinta muraria, i centri di attrazione sembrano due:

  1. porta Capena → per i ritorni trionfali da sud;
  2. porta Collina → per i ritorni trionfali da est e nord-est.

Fuori porta Capena sorse il tempio dedicato a Marte e, non lontano, sorse quello delle Tempestates, votato in occasione di una terribile tempesta. Nella stessa zona, si ebbe la ridedicazione del Tempio di Honos e Virtus e la realizzazione di un nuovo tempio dedicato ad Honos, con la conseguente purificazione del luogo, adibito a necropoli.
I due templi di Honos sono il segnale più vistoso delle due opposte politiche in campo nel III secolo a.C., la nobilitas patrizia e quella plebea.

Un discorso a parte è da fare sulle introduzioni di culti greci ed orientali. In particolare, è bene ricordare:

  • Tempio del dio Esculapio → venne costruito in seguito ad una pestilenza; i Romani consultarono i Libri Sibillini ed inviarono un’ambasceria ad Epidauro, sede del culto di Esculapio, il dio della medicina. La nave romana tornò con un serpente sacro, manifestazione del dio, che nuotò fino all’isola tiberina, indicando così la località dove costruire il nuovo tempio. La sua posizione corrisponde oggi alla chiesa di S. Bartolomeo ed i suoi portici erano proprio utilizzati come un vero e proprio ospedale. Si hanno notizie di guarigioni miracolose, ex-voto e dediche alla divinità. L’edificio rimase luogo di cura fino al Medioevo.
  • Tempio di Venere Ericina e di Mens → durante la guerra annibalica, dopo la sconfitta presso il Trasimeno, i Libri Sibillini ne imposero la costruzione → dopo la sconfitta di Canne, i templi furono eccezionalmente costruiti sul Campidoglio;
  • Tempio della Magna Mater, ovvero la Dea Madre anatolica (eretto vicino al Tempio della Vittoria).

La scelta della collocazione dei templi è sempre particolarmente studiata; ad esempio, il tempio di Esculapio venne eretto di fronte a quello di Apollo Medico (di cui abbiamo parlato in precedenza).

Per concludere questa rassegna sull’edilizia del periodo, parliamo dell’edilizia privata, di cui ne sappiamo molto poco.
L’edilizia funeraria è scarsissimamente nota, e ciò che conosciamo è rappresentato dalle tombe gentilizie dei Corneli Scipioni, oltre a pochi frustuli della necropoli dell’Esquilino.
Si parla di tombe di tipo ipogeo di modestissimo apparato monumentale o di tombe a cassa, alla cappuccina o terragne.
Delle case si conosce pochissimo, perlopiù elementi frammentari dall’area forense di entità tale che non riusciamo a farci un’idea della forma e dell’arredo di un’abitazione contemporanea, se non ricorrendo ad esempi coloniali.

In ogni caso, si può affermare che è ormai costituito il tipo classico di abitazione repubblicana, diffuso nell’area di cosiddetta koinè etrusco-latino-campana e costituito da atrio tuscanico, tablino centrale, alae laterali e cubicoli e da un giardino-orto → tutto sull’asse del tablino, che rappresenta il vero cuore della casa, sede del solium, assiso sul quale il patrono riceve l’ossequio dei clienti, e luogo dove sono depositate l’archivio familiare con gli armadi contenenti le imagines maiorum.
Si tratta di una società caratterizzata in senso gentilizio, ma ancorata tuttora a strutture contadine.

Tra la metà e la fine del III secolo a.C. si avvertono alcune novità di natura tecnico-costruttiva:

  • cementizio → mistura di calce e pozzolana, utilizzato come legante per pietre sia per fondazione che per alzati → tecnica cementizia (anche se il mos maiorum frenerà l’innovazione, facendo sì che si utilizzi ancora per lungo tempo la tecnica del saxum quadratum);
  • perfezionamento delle tecniche di pavimentazione in rapporto alla scoperta delle tecniche cementizie. Per tutta l’età arcaica e fino al III secolo a.C. i pavimenti delle abitazioni e degli spazi pubblici erano realizzate con terra pressata e detriti di rocce e materiali friabili (pavimentum = battuto) costituendo degli strati pavimentali anche di notevoli spessori. Da questo periodo vengono introdotti i pavimenti in cocciopesto, ovvero un conglomerato di cemento e tritume di tegole ad alta impermeabilizzazione.

Entrambe le tecniche provengono da fuori dalla città di Roma, l’una dalla Campania e l’altra dall’area punica → Roma se ne appropria con grande rapidità e stupefacente maestria, dimostrando quella duttilità culturale che è appannaggio di una società in forte sviluppo e capace di imporre la propria egemonia.

E infatti lo Stato romano raggiunge nel 338 a.C. la superficie senza eguali in Italia di 6000 chilometri quadrati e alla vigilia della prima guerra punica, quella d un quinto della Penisola, pari a 24.000 chilometri quadrati, ed una popolazione di quasi 270.000 cittadini atti alle armi.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell'esistenza!

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