Pompei fra poesia e archeologia.

Nella storia dell’archeologia, i siti di Pompei ed Ercolano ai piedi del Vesuvio, hanno sempre ricoperto un ruolo rilevante. Ancora oggi, dopo lo scavo di un gran numero di siti archeologici, visitare queste ben preservate città romane è un’esperienza toccante.

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Il destino di Pompei venne segnato dall’eruzione del Vesuvio dell’agosto del 79 d.C. descritta da Plinio il Giovane. La città venne sepolta sotto diversi metri di cenere vulcanica e molti degli abitanti furono asfissiati nelle loro case. Ercolano, poco distante, venne ricoperta di fango vulcanico.
Le città rimasero in quello stato per molto tempo, fino all’avvento dei curiosi antiquari nei primi anni del XVIII secolo.

Nel 1710, il principe di Elboeuf, venuto a conoscenza della presenza di marmo nella zona, iniziò ad esplorare il sito che oggi conosciamo come Ercolano. Egli ebbe la fortuna di scoprire l’antico teatro – il primo teatro romano completo mai scoperto prima – ma il suo interesse era focalizzato sulle opere d’arte, che rimosse dalla loro posizione originaria.

Casa del Labirinto, Pompei - oecus corinzio

Casa del Labirinto, Pompei – oecus corinzio

Nel 1748 venne scoperta anche Pompei. I lavori proseguivano sotto l’egida dei sovrani del regno di Napoli che mirarono però a procurarsi dei pezzi antichi da mettere in mostra nelle loro residenze reali. Poco dopo, nella periferia di Ercolano, vennero riportati alla luce i resti di una splendida villa, con statue ed un’intera biblioteca di papiri carbonizzati da cui prese il nome, era infatti la Villa dei Papiri. Le dimensioni della villa vennero poi precisamente riprodotte da J. Paul Getty nella costruzione del suo museo a Malibu, in California.

Il primo catalogo della collezione reale venne pubblicato nel 1755. Quattro anni dopo, il ricercatore tedesco Johann Joachim Winckelmann, considerato il padre dell’archeologia classica, pubblicò la sua prima lettera che aveva come argomento le scoperte fatte ad Ercolano. Da quel momento in poi, i ritrovamenti da entrambi i siti ottennero attenzione internazionale, arrivando ad influenzare lo stile dell’arredamento e della decorazione d’interni ed ispirando serie di romanzi d’amore.

Cronologia Scavi di Pompei (Renfrew 2012)

Cronologia Scavi di Pompei (Renfrew 2012)

Per avere dei resoconti dettagliati degli scavi bisognerà però attendere il 1860, quando Giuseppe Fiorelli venne nominato direttore degli scavi a Pompei. Gli edifici vennero restaurati e dotati di un tetto dove necessario; le pitture parietali vennero – per la prima volta – lasciate in situ. Nel 1864 Fiorelli mise a punto un efficace metodo per lavorare con le cavità piene di cenere in cui risiedevano gli scheletri degli antichi pompeiani che consisteva nel riempimento delle cavità con il gesso, facendo sì che la cenere intorno al corpo facesse da stampo; in questo modo, il gesso prendeva la medesima forma del corpo deteriorato.

Durante il Novecento, Amedeo Mauri scavò a Pompei fra il 1924 e il 1961, rivelando altre strati della città precedenti il livello del 79 d.C. Negli ultimi tempi, questo lavoro è stato portato avanti da Paul Arthur.
Un altro progetto, di Roger Ling, che prevedeva la dettagliata analisi dell’insula di Menandro, rivelò cambiamenti riguardanti i confini territoriali, permettendo di fare ulteriormente luce sullo sviluppo economico e sociale della Pompei romana.

Pompei rimane la città più completa mai scavata. La planimetria della città è chiara nel suo insieme, e la maggior parte degli edifici pubblici sono stati studiati ed analizzati. Bisogna comunque immaginare che vi sono ancora moltissime cose da scoprire e da studiare.

Per i visitatori odierni non è difficile richiamare alla mente i versi di Shelley nella sua Ode a Napoli, scritta più di un secolo e mezzo fa:

“I stood within the city disinterred;
And hear the autumn leaves like light footfalls
Of spirits passing through the streets; and heard
The mountain’s slumberous voice at intervals
Thrill through those roofless halls.”

Pompei

 

Fonte: C.Renfrew, P.Bahn – Archaeology, Theories, Methods, and Practice (2012), pp. 24-25.
Immagini: Google.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell'esistenza!

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