Le grotte di Mogao 莫高窟 – Dunhuang 敦煌

Il distretto di Dunhuang si trova nella provincia di Gansu.
In questo luogo, probabilmente dal 366, due monaci: Lezun e Faliang, fanno costruire le Grotte di Mogao, o Grotte dei Mille Buddha.
Da quel momento in poi, le grotte aumenteranno di numero, fino a diventare 735 in tutto.
Esse vennero costruite grazie ai contributi e alle donazioni dei mercanti e dei commercianti (il luogo si trovava in un punto strategico posizionato lungo la Via della Seta) che speravano così di guadagnarsi l’accesso alle terre del Buddha una volta morti.
La lontananza di Dunhuang dal centro del potere fece sì che questo luogo poté sopravvivere fino ad oggi, lontano dalle persecuzioni antibuddhiste del periodo.

Nel 1900 un ex generale divenuto monaco taoista, Wang Yuanlu, risiede a Dunhuang con un impiegato con il compito di trascrivere dei testi taoisti.
Il segretario, aveva l’uso di mettere nei buchi della grotta dove lavorava del tabacco bruciato, scoprendo così l’esistenza di una parte murata.
Il generale fece così buttare giù il muro, scoprendo un antico tesoro: la Biblioteca Murata.

Nel 1907, giunge sul luogo Sir Aurel Stein, al servizio del governo britannico e indiano.
Egli riesce a convincere il generale, tramite alcune trattative, a farsi vendere 7000 manoscritti e più di 500 pitture, che oggi si trovano parte al British Museum di Londra e parte all’Indian National Museum di Nuova Delhi.

Nel 1908 arriva il francese Paul Pelliot che acquista più di 6000 manoscritti e molte pitture per conto del Museo Guimet di Parigi.

Queste vendite suscitano movimenti di protesta fra la popolazione cinese, e quindi, con il governo Qing, nel 1910 i manoscritti vengono trasferiti a Pechino.
Purtroppo però, parte di essi scompare durante il trasporto.
Intanto, il generale conserva 300 manoscritti rivendendoli ai Giapponesi qualche anno dopo.
Infine, è noto che alcuni manoscritti siano finiti in Russia, ed altri in America, venduti all’americano Warner Langdon.

La Biblioteca Murata ha fornito più di 40.000 manoscritti di valore inestimabile: per lo più si tratta di copie di testi canonici buddhisti, taoisti e confuciani, ma vi sono anche testi di tutte le tipologie (storici, letterari, poetici, ecc..).
Nel 1944, viene fondato l’Istituto di Ricerca di Dunhuang, visitabile sul sito ufficiale.

Le superfici delle grotte sono dipinte su uno spesso strato di argilla che copre il conglomerato della roccia.
I colori hanno perduto la luminosità e lo splendore originari. L’ossidazione del piombo, che costituisce la base dei colori adoperati, per l’annerimento della carnagione e dei contorni determina un effetto alquanto bizzarro.
Le composizioni sono asimmetriche e spesso i corpi e i volti, secondo una tecnica centroasiatica, sono sfumati per accentuare l’effetto plastico della muscolatura e dei lineamenti.

Le pitture si possono dividere in due categorie, quelle tratte da testi buddhisti e quelle che raffigurano le divinità.
Nei periodi più antichi i dipinti, disposti in registri orizzontali, sono soprattutto volti ad illustrare jātaka.
Nelle epoche Sui e Tang sono preferite le illustrazioni dai sūtra più popolari in Cina.
Frequenti sono quelle tratte dal Sūtra del Loto con enormi e affollate rappresentazioni del paradiso buddhista, noto come “Terra Pura” jingtu.
Raffigurano il Paradiso Occidentale del Buddha Amitābha, il Paradiso Orientale del Buddha Bhaisajyaguru e il Paradiso della Terra Pura di Maitreya.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell'esistenza!

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