La scuola Rimpa. Hon-ami Koetsu 本阿弥 光悦 e Sotatsu 俵屋 宗達.

I due primi grandi artisti della scuola Rimpa sono Hon-ami Koetsu 本阿弥 光悦 (1558-1637) e Sotatsu 俵屋 宗達 (? – 1640) che appartengono stilisticamente al periodo Momoyama ma vengono trattati a parte in quanto mossi da ideali completamente differenti da quelli degli artisti del tempo.

Koetsu e Sotatsu infatti, non lavorarono per gli shogun dipingendo castelli ed opere per il regime militare, ma incarnavano gli ideali perseguiti dai nobili di corte e dai membri della famiglia imperiale, nostalgici delle profonde tradizioni giapponesi. A causa di questa diversa destinazione dell’opera artistica, questi autori dipingevano su formati relativamente piccoli, generalmente rotoli o shikishi, ovvero fogli riuniti in album (18 x 16 cm) destinati all’uso personale.

Questi artisti cercano di far rivivere i temi del periodo medievale e si distinguono dalla scuola Kano per non avere quell’influenza cinese che imponeva il largo utilizzo del monocromo a inchiostro; essi si rifacevano infatti allo stile pittorico tardo Heian e Kamakura.

Le principali caratteristiche di questa scuola sono:

  • colori vivaci;
  • audaci motivi decorativi;
  • presa a modello della letteratura nazionale.

L’espressione “Rimpa” è in realtà inappropriata, poiché significa “scuola di Korin“, mentre Ogata Korin non ha dato origine alla scuola ma ha soltanto seguito ciò che Koetsu e Sotatsu avevano già presentato. Inoltre, non si trattava di una vera e propria scuola, in quanto non vi erano legami familiari al suo interno ma si sceglieva volontariamente di farne parte, generalmente per comunione delle aspirazioni artistiche. Molti artisti Rimpa vissero infatti in periodi molto lontani e quindi non si conobbero mai.

Questo revival dei canoni del passato venne reso possibile da un ristretto gruppo di nobili di corte vicini agli imperatori Goyozei (1571-1617) e Gomizunoo (1596-1680), che manifestavano così la loro opposizione verso il regime degli shogun Tokugawa. Inoltre, della cerchia dell’imperatore Gomizunoo facevano parte anche dei ricchi mercanti di Kyoto, in particolare Suminokura Soan (1571-1632) e Sano Shoeki (1610-1691), non solo uomini d’affari ma anche letterati.

In particolare, grazie a Soan, uno dei tre uomini d’affari più ricchi della capitale, abbiamo la ristampa di classici giapponesi come il Genji Monogatari, la Storia di Ise e i libri Saga (Saga-bon).
Fra gli amici di Soan vi era anche Koetsu, che disegnò i modelli dei caratteri per il testo dei libri in scrittura kana, poi riprodotti in serie per la stampa a caratteri mobili, importata dalla Corea qualche anno prima.

Heike nokyo

Heike nokyo

Hon-ami Koetsu proveniva da una famiglia che puliva, lucidava e valutava le spade per la clientela più varia. I suoi principali interessi erano la calligrafia, la cerimonia del tè e la produzione della ceramica, ed era considerato uno dei principali discepoli del maestro del tè Furuta Oribe (1544-1615).

Sotatsu collaborò con Koetsu a vari progetti; i due infatti, dopo aver restaurato insieme l’Heike Nokyo (conservato nel santuario di Itsukshima), collaborano per la pubblicazione dei libri Saga. Per questo progetto, Sotatsu realizzò dei piccoli stampi di fiori, erbe e farfalle, ed infatti viene ricordato per l’accento sui motivi decorativi di superficie, ridotti a forme di grandi dimensioni, e per la limitazione della tavolozza all’oro e all’argento.

Di sublime fattezza è il “rotolo del cervo” conservato al Museum di Atami e al Seattle Art Museum, che mostra una mandria di cervi su di uno sfondo quasi neutro, solo occasionalmente rotto da nuvole e colline dorate. Le linee sono morbide e flessuose, senza accenni alle pennellate caratteristiche dei pittori Kano e dei pittori di influenza cinese. L’oro è applicato solo in alcune parti con una certa pesantezza e su estese superfici, talvolta provocando l’effetto di una macchia, secondo la tecnica tarashikomi, consistente nell’applicare i colori più scuri su di un pigmento umido più chiaro.
Gli spazi fra i cervi sono riempiti da 28 waka (strofe in 31 sillabe) recuperati dalla collezione Shin Kokinshu, ovvero “Nuova collezione di poesie antiche e moderne” pubblicata nel 1205, realizzati da Koetsu.

Rotolo del Cervo, particolare

Rotolo del Cervo, particolare

Sono molte le opere frutto di questa meravigliosa collaborazione fra Koetsu (calligrafia) e Sotatsu (pittura), fra queste possiamo ricordare il Rotolo delle Gru (ora conservato a Kyoto) che rappresenta un volo di gru e il Rotolo del loto (in molte collezioni) che mostra lo sbocciare e l’appassire dei fiori di loto.

Questi due artisti collaborarono anche alla realizzazione di shikishi, ovvero fogli d’album, tra cui ricordiamo un gruppo di 36 fogli conservati a Berlino, che sembra fossero originariamente incollati su una coppia di paraventi pieghevoli a sei pannelli, tre shikishi per ognuno dei pannelli. La pittura mostra fiori e piante, mentre la calligrafia riprende citazioni dallo Shin Kokinshu.

Shikishi

Shikishi

In realtà, sulla persona di Sotatsu sappiamo molto poco e la sua firma non appare su nessuno dei fogli da lui dipinti (su alcuni vi è un sigillo con il nome “Inen” che gli viene attribuito). Tutte le informazioni che abbiamo su di lui pervengono da occasionali allusioni che pongono la sua data di nascita intorno al 1560. Secondo un documento in possesso della famiglia Kataoka, egli avrebbe sposato una cugina di Koetsu, spiegando così la collaborazione fra i due. Probabilmente Sotatsu era proprietario di una bottega di Kyoto chiamata Tawaraya, che vendeva vari oggetti dipinti confezionati. La bottega deve aver ricevuto prestigio probabilmente per l’amicizia con Koetsu, che gli permise di invitare un importante maestro alla propria cerimonia del tè.
Generalmente Sotatsu deve aver avuto sempre un ruolo di secondo piano, in quanto nella collaborazione con Koetsu era il calligrafo a godere della fama maggiore. Un cambiamento dev’essere giunto verso il 1615 quando lo shogun Ieyasu concede a Koetsu un appezzamento di terra a scopo religioso (non per fondare una colonia artistica, come si era proposto) e, fra i nomi delle persone che lo seguirono non figura quello di Sotatsu.

5 Shinno, Sotatsu -firmato con titolo Hokkyo-

5 Shinno, Sotatsu -firmato con titolo Hokkyo-

In questa seconda fase della sua vita, Sotatsu divenne pittore professionista, dipingendo temi narrativi prevalentemente su paraventi pieghevoli e con una tavolozza policroma. Molte di queste pitture svelano un carattere del pittore che non era mai emerso nelle opere con Koetsu, ma non si sa cosa abbia provocato questa trasformazione. Inizia inoltre a firmare le proprie opere con il titolo di hokkyo, ovvero un elevato grado sacerdotale accordato agli artisti di rilievo, oppure con il titolo Taisei o Taisei-ken, titolo onorario probabilmente concessogli dopo che ebbe decorato il tempio Yogen-in di Kyoto.
Per la stanza principale del tempio dipinse grandi pini, mentre sulle porte vediamo un elefante ed altri animali come leoni.

Rotolo del Cervo

Per quanto riguarda le pitture, Sotatsu prese a modello i soggetti letterari nazionali contenuti negli emaki, miscelando a volte emaki differenti, a volte legando fra loro anche scene prive di relazioni, creando effetti completamente nuovi. Probabilmente questo deriva dal periodo in cui lavorava per i “libri Saga“, per i quali utilizzò la tecnica a stampo per la realizzazione dei disegni, che gli permise di ottenere un’infinita varietà di combinazioni partendo da un numero limitato di immagini.

Infine, ricordiamo i suoi paraventi di Matsushima, chiamati così perché si pensa che ritraggano Matsushima (letteralmente “isola del pino“), ovvero una celebre località panoramica del Giappone settentrionale, anche se in realtà il reale soggetto della pittura è ancora materia di dibattito. A questo proposito è bene precisare che effettivamente Sotatsu prendeva delle scene figurative da emaki di epoca Heian e le rendeva astratte togliendovi le presenze umane, caratteristica per cui solo i critici più perspicaci potevano comprendere le sue opere.

Il titolo di hokkyo passò, alla morte di Sotatsu, al successore: fra il 1639 e il 1642, un artista di nome Sosetsu incominciò a usare questo titolo, il che suggerisce che la morte di Sotatsu sia avvenuta in quegli anni.

Ma i veri eredi della “scuola Rimpa” furono altri due artisti. Per scoprirli, leggi l’articolo.

Koetsu e Sotatsu

 

• Bibliografia.

– Murase, M. – L’arte del Giappone, TEA, 1996.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell'esistenza!

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