La decifrazione dei geroglifici.

Nel luglio 1799, nel corso dei lavori di sistemazione di un fortino situato nei pressi di Rosetta, allo sbocco nel Mediterraneo del braccio occidentale del Nilo, un ufficiale francese, Bouchard, rinvenne una stele di basalto sulla quale vi erano tre iscrizioni in alfabeti diversi: greco, geroglifico e demotico. Presto ci si rese conto che si trattava dello stesso testo scritto in tre modi diversi.

La pietra, poi chiamata “Stele di Rosetta“, venne subito trasferita al Cairo per essere studiata dall’équipe napoleonica: si fecero venire due litografi da Parigi per ricavare calchi del testo per poterlo poi diffondere ai vari studiosi.
Nel 1801, con il trattato di capitolazione dei Francesi, si decise che gran parte delle antichità raccolte fossero consegnate agli Inglesi e, con esse, anche la Stele di Rosetta (in particolare grazie al generale Turner), che si trova ancora oggi al British Museum a Londra.

Stele di Rosetta

Stele di Rosetta

Nel 1802 lo studioso svedese Akerblad, partendo dal presupposto che la scrittura demotica fosse interamente alfabetica, riuscì a identificare nel testo demotico gli equivalenti dei nomi propri citati nel testo greco.

Nel 1814 lo studioso inglese Thomas Young, famoso per la teoria ondulatoria della luce, iniziò ad esaminare una copia della Stele di Rosetta. Mettendola a confronto con l’obelisco di Philae, si rese presto conto che i nomi dei sovrani erano contenuti in un “segno oblungo” ovvero il cartiglio.
Sia la stele che l’obelisco erano stati fatti scrivere dai Tolomei e quindi i nomi nei cartigli erano greci → questo significava che in geroglifico vi era la possibilità di scrivere nomi non egiziani, quindi la scrittura geroglifica era composta da segni alfabetici e non ideogrammi.

La decifrazione completa dei geroglifici si ebbe con il francese Jean-François Champollion, nato nel 1790. Egli conosceva già la lingua egiziana e anche tutte le lingue orientali che avessero una qualche relazione con l’Antico Egitto. Anche Champollion partì dai nomi regali all’interno dei cartigli ed iniziò ad ipotizzare delle valenze alle singole lettere confermata poi dall’obelisco di Philae. Egli fu però in grado di andare oltre le scoperte di Young per via della sua conoscenza del copto: procedendo di verifica in verifica e di ipotesi in ipotesi, Champollion pervenne a decifrare tutta la scrittura, che non era composta solo di ideogrammi o solo di segni fonetici, ma di entrambi a seconda dei casi.

Cartiglio di Thutmose III, Karnak, Egitto

Cartiglio di Thutmose III, Karnak, Egitto

Nel 1822 Champollion pubblica le sue scoperte con il titolo: Lettre à M. Dacier, relative à l’alphabet des hiéroglyphes phonétiques → l’atto di nascita dell’egittologia.
Inizialmente, il suo successo non venne accettato dagli ambiti accademici ed il Louvre non acquistò la collezione Drovetti. Champollion si recò quindi a Torino per studiarla: aveva bisogno di mettere in pratica il suo metodo anche su altri testi.

Nel 1827 Champollion riuscì a far acquistare al Louvre la collezione Salt e ad essere nominato conservatore delle antichità egiziane presso il museo.
Poi, nel 1828 ottenne una sovvenzione dello stato per una missione in Egitto, nella quale si riproponeva di copiare il maggior numero di tesi possibili: nacque quindi la missione franco-toscana, con Champollion e Ippolito Rosellini, che prende il via da Alessandria nell’agosto del 1828 (anche se Drovetti fece di tutto per mandarla a monte).

Mentre Champollion si occupava del lato storico della documentazione, Rosellini doveva occuparsi delle istituzioni e delle usanze.
Ma bisognava soprattutto dare una cronologia ai monumenti in un riordino complessivo della storia dell’Antico Egitto.

Pagina della Lettre à M. Dacier - Champollion

Pagina della Lettre à M. Dacier – Champollion

I lavori durarono più di un anno. Alla fine, nel settembre 1829, Champollion consegna a Mohammed Ali la Notice sommaire sur l’histoire de l’Egypte e una relazione sulla Conservation des monuments du pays, ovvero un prezioso elenco dei monumenti rilevati.
Rientrato in Francia, nel 1830 Champollion viene nominato professore di Storia e archeologia egiziana al Collège de France.
Mentre si preparava a rielaborare il suo lavoro, morì nel marzo del 1832 a soli 42 anni.

Il lavoro iniziato da Champollion venne pubblicato postumo con il titolo Les Monuments de l’Egypte et de la Nubie, d’après les dessins inédites exécutés par l’auteur sur les lieux. Inoltre venne pubblicata tutta una serie di lettere ed appunti.
Rosellini fece in tempo a vedere pubblicato il suo lavoro prima di morire anch’egli giovane, a 43 anni.

Champollion viene quindi ricordato come il padre dell’egittologia sia per la decifrazione della scrittura geroglifica che per la sistemazione di tutto il materiale egiziano antico.

Ritratto di Champollion del pittore Leon Cogniet.

Ritratto di Champollion del pittore Leon Cogniet.

• Bibliografia.
– Barocas, C. – Egitto. Grandi Monumenti. Mondadori.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell’esistenza!

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