La Basilica Giulia.

Questa basilica occupa tutta l’area compresa tra il Tempio di Saturno e il Tempio dei Castori nella parte centrale del Foro Romano.

I suoi limiti sono segnati, a ovest dal vicus Iugarius, a est dal vicus Tuscus.
L’edificio è lungo 101 metri e largo 49 metri, ed occupa l’area di una delle basiliche più antiche, la Sempronia (dovuta al celebre censore Tiberio Sempronio Gracco).
Grazie a Livio, sappiamo che Tiberio, per costruire la basilica, aveva fatto demolire la casa di Scipione l’Africano e le botteghe vicine.

La Basilica Iulia invece, era molto più grande, e venne iniziata da Cesare probabilmente già nel 54 a.C.
Essa fu completata da Augusto, ma bruciò durante l’incendio del 9 a.C. e quindi dovette essere ricostruita e, successivamente, venne dedicata ai nipoti di Augusto, ovvero Gaio e Lucio Cesari.
Infine, la Basilica venne danneggiata ancora una volta dall’incendio di Carino del 283 d.C. e fu ricostruita per l’ultima volta da Diocleziano.

Oggi, è possibile vedere solamente il basamento ed alcuni gradini; mentre i pilastri in mattoni visibili sono un rifacimento dell’Ottocento.
Nonostante questo, la pianta è stata ricostruita: la Basilica era composta da cinque navate, una grande cella centrale e due portici concentrici che circondavano i quattro lati. Il più esterno dei portici aveva due piani di arcate, e dunque l’aula centrale doveva comprendere tre piani, dove vi era il tribunale dei centumviri.
Tende o tramezzi di legno la dividevano in settori, che potevano essere utilizzati da quattro tribunali contemporaneamente. Solo in caso di giudizi particolarmente importanti si rendeva necessario occupare tutta la sala.
In particolare, di questa disposizione ce ne parla Plinio il Giovane nelle sue Lettere.
Grazie ad un’iscrizione scoperta ad Efeso, è stato possibile scoprire che la Basilica era anche la sede dell’ufficio destinato a riscuotere le imposte della provincia di Asia.

Particolari sono i gradini della Basilica, dove sono incisi numerosi giochi (le cosiddette tabulae lusoriae) per gli oziosi.
Verso il centro della facciata invece, vi erano due statue, sulle cui basi vi erano le due iscrizioni: “opus Polycliti” e “opus Timarchi“, probabilmente di età severiana.

Scavi più profondi al centro dell’edificio, hanno permesso di ritrovare i resti dell’antica Basilica Sempronia, che si sovrappone, a sua volta, a strutture più antiche, comprendente, ad esempio, l’impluvium di una casa privata (molto probabilmente quella di Scipione l’Africano, come ricordato poc’anzi).

Inoltre, nella zona a sud della Basilica, sono stati trovati i resti di alcune tabernae e, sempre in questa zona, doveva trovarsi il Tempio di Augusto divinizzato, iniziato da Tiberio e terminato da Caligola.
Un frammento della pianta marmorea severiana, riproduce probabilmente questo tempio, al centro di una piazza chiamata Graecostadium (forse nient’altro che un mercato di schiavi di età imperiale).

Infine, sull’angolo della strada, verso il Vicus Tuscus, si deve localizzare la Statua di Vertummus, una divinità etrusca, come gli abitanti che avevano dato il nome al quartiere (venuti a Roma, secondo la tradizione, insieme al re Tarquinio Prisco).
Si riteneva che la statua marcasse il limite della palude del Velabro prima della costruzione della Cloaca Maxima.

Resti della Basilica Giulia

Resti della Basilica Giulia

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell'esistenza!

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