Il Palazzo di Domiziano.

Pianta della Domus Augustana

Pianta della Domus Augustana

La topografia del Palatino venne trasformata radicalmente negli ultimi due decenni del I secolo d.C. dalla costruzione dei grandi palazzi di Domiziano, che occuparono tutta la parte sud-orientale della collina.
Il complesso viene in genere distinto in tre settori (da ovest ad est):

  1. Domus Flavia;
  2. Domus Augustana;
  3. Stadio Palatino.

In origine, tutto il complesso doveva avere il nome di Domus Augustana, ovvero la casa dell’Augusto (l’imperatore), elemento continuativo rispetto alla tradizione innescata da Augusto. Difatti, in origine, il nucleo del palazzo imperiale di Domiziano non era altro che il settore pubblico della Casa di Augusto → ora, quest’area corrisponde ad una parte della Domus Flavia, che non a caso è proprio il settore ufficiale, pubblico della Domus Augustana.

Marziale e Stazio danno l’impressione che l’edificio non fu mai sostituito, e conservò fino alla fine dell’Impero la denominazione ufficiale di Domus Augustana (o Palatium); si stabilisce quindi un tipo architettonico: il palazzo dinastico.

I lavori per la realizzazione del complesso sono da attribuire all’architetto Rabirio e furono terminati nel 92 d.C.
L’esame dei bolli sui mattoni ha provato però che i lavori dello Stadio continuarono fino alla fine del regno di Domiziano. Da questo si può dedurre che la costruzione ebbe inizio dalla Domus Flavia (ovvero il palazzo ufficiale).
A causa dei saccheggi, il sito è oggi in pessime condizioni, e manca ancora oggi una documentazione scientifica adeguata anche degli scavi più recenti (1926 e 1928).

• La Domus Flavia.

L’accesso del palazzo si trova, venendo da ovest, nell’aula ottagonale. Su questo lato, un portico colonnato girava a nord, davanti alla facciata principale.
Il centro della Domus Flavia è formato da un immenso peristilio rettangolare, con un portico di colonne in marmo numidico (di colore giallo antico) delle quali restano frammenti dei fusti, delle basi e dei capitelli (in marmo bianco).
Sul peristilio, che formava il cuore dell’edificio, si affacciano pochi ma grandiosi ambienti disposti sull’asse principale nord-sud.
Al centro del lato settentrionale si trova una grandiosa sala denominata Aula Regia. L’Aula comunica con il peristilio tramite due porte e la copertura doveva essere a capriate, nascoste da un soffitto a cassettoni – raggiungendo un’altezza non inferiore ai 30 metri. Si tratta di una delle creazioni più impressionanti del barocco flavio.
Nelle nicchie vi erano statue gigantesche di marmi colorati, due di esse rappresentavano Bacco ed Ercole, e si trovano oggi nelle collezioni Farnese del Museo di Parma.
La funzione dell’Aula Regia era quella delle salutationes all’imperatore da parte di un numero imponente di persone. L’abside era riservato al princeps che appariva in tutta la sua maestà, dominus et deus, come si volle far chiamare per primo Domiziano.

Cortile ottagonale della Domus Flavia

Cortile ottagonale della Domus Flavia

L’aula occidentale è invece più modesta ed è detta Basilica. Non è in condizioni migliori dell’Aula Regia, e oltretutto non le appartengono molti degli elementi architettonici al suo interno.
Si tratta di una sala rettangolare che termina a sud con un profondo abside semicircolare. Inoltre, un doppio ordine di colonne doveva dividerla in navate.
Alcuni studiosi propongono di identificarla con l’Auditorium, ovvero la sala dove veniva accolto il consiglio dell’imperatore: era qui che si decidevano la politica e l’amministrazione dell’Impero.
Sotto la Basilica sono stati trovati scarsi resti di una casa repubblicana detta Aula Isiaca, decorata all’inizio dell’Impero con pitture di stile avanzato.

L’aula orientale, sempre rispetto all’Aula Regia, è costituita da un ambiente più modesto e di identificazione più complessa, denominato “Larario“.
Forse si trattava dell’ingresso principale del palazzo, dove quindi dovevano esservi i pretoriani, che dovevano proteggere l’accesso principale dell’edificio.
Al di sotto del Larario, si trova la più interessante casa repubblicana di Roma: la Casa dei Grifi (che prende il nome dalle decorazioni in stucco superstiti). Ciò che è stato riportato alla luce è solo una parte della casa, che conserva tratti di pavimento a mosaico. La sua decorazione pittorica, è stata datata tra la fine del II secolo a.C. e gli inizi del I secolo a.C. ed è probabile che la scomparsa della decorazione debba essere imputata all’incendio del 111 a.C. Le pitture qui ritrovate sono tra le più antiche di secondo stile che ci siano rimaste. Qui, per la prima volta, vi sono le rappresentazioni delle colonne che si staccano illusionisticamente dalla parete, dipinta con un muro a blocchi, ispirato al primo stile.

Dal lato opposto del peristilio invece, vi è una grandiosa sala che conserva parte del suo ricco pavimento in marmo (un doppio pavimento, per il riscaldamento ad aria calda) che i bolli sui mattoni permettono di datare all’età adrianea, mentre il pavimento sovrastante sarebbe di età massenziana.
Secondo gli studiosi, si tratta probabilmente della Cenatio Iovis, ovvero la grande sala da pranzo dell’imperatore.
Sotto questa sala, vi sarebbero i resti della Domus Aurea di Nerone, ed in particolare del ricchissimo ninfeo, detto “bagni di Livia“, scoperto nel 1721 che conserva soffitti dipinti con scene mitologiche di quarto stile. Evidentemente, la Cenatio Iovis sarebbe stata costruita su quella che precedentemente era la cenatio rotunda della Domus Aurea neroniana.

Casa dei Grifi

Casa dei Grifi

• La Domus Augustana o Augustiana.

Questa parte del palazzo doveva essere la domus privata, ovvero la vera e propria abitazione dell’imperatore.
Si è notato che però che, fra questo complesso e quello della Domus Flavia, non vi è una netta linea di confine e quindi si è proposto di riconoscere la sola zona meridionale (quella a contatto col Circo Massimo) il carattere di casa privata dell’imperatore (che, oltretutto, sembra essere stata costruita in un secondo momento e da un diverso architetto).

Del lato settentrionale ci rimangono scarsi resti: vi era un grande peristilio con al centro un bacino ornamentale. Al centro del bacino vi era un’isola dove stava un tempietto su alto podio, al quale si accedeva tramite un ponticello ad archi in muratura. Probabilmente si trattava di un tempio dedicato a Minerva, poiché era la divinità favorita da Domiziano.

La zona più a sud è talmente rovinata che è stato complicato anche ricrearne la pianta. Forse si tratta di un terzo peristilio che faceva da ingresso vero e proprio al complesso.
Il piano inferiore è invece occupato da un cortile quadrato che si apriva verso sud con una grande esedra, che costituisce la facciata verso il Circo Massimo.

Al piano superiore si accede tramite una grande scalinata a due rampe. Questa era probabilmente la zona abitata stabilmente dall’imperatore.
I resti delle tegole marmoree e della decorazione architettonica testimoniano il lusso dell’abitazione.

Palatino © Diana Civitillo

Palatino © Diana Civitillo

• Lo Stadio Palatino.

Si tratta di un edificio a forma di circo costituito da un rettangolo molto allungato con uno dei lati minori curvo.
Esso si estende lungo tutto il lato orientale della Domus Augustana ed il suo perimetro era segnato da un portico a due piani. L’angolo superiore è stato ricostruito per dare un’idea della costruzione originaria.
Al centro del lato orientale vi è una grande tribuna a forma di emiciclo e la pista era suddivisa in due, al centro, da una “spina“, ovvero il tipico asse longitudinale dei circhi, intorno al quale giravano i carri.

Lo Stadio fu costruito per ultimo, come appare dai bolli laterizi; ma vi furono rifacimenti sia adrianei che severiani.
La sua funzione era probabilmente quella di giardino e di maneggio. Difatti, attraverso delle lettere di Plinio il Giovane, siamo a conoscenza del fatto che spesso le domus di un certo livello erano dotate di ippodromo privato, ovvero una sorta di giardino a forma di circo, utilizzabile probabilmente anche per cavalcare.

Stadio Palatino

Stadio Palatino

Il palazzo di Domiziano riunisce in un unico complesso tutte le risposte funzionali alle esigenze politiche e di rappresentanza.
Con Domiziano infatti, il potere è formalmente monarchico, e quindi il Palazzo può permettersi di essere un organismo chiuso, nel quale l’imperatore appare come dominus et deus.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell’esistenza!

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