Il Campidoglio.

• Regio VIII.

Il Campidoglio è la punta più avanzata delle colline, e si prolunga fin quasi al Tevere; in origine esso era collegato al Quirinale da una sella, fatta successivamente smantellare dall’imperatore Traiano per costruire il suo Foro.
Si tratta della più piccola delle colline di Roma, che divide la valle del Velabro dal Campo Marzio → si tratta di una posizione strategica, difatti il Campidoglio ha, sin dalle origini, funzione di cittadella, ed è facilmente accessibile solo dal lato sud-orientale (ovvero quello rivolto verso il Foro).

Il Campidoglio è caratterizzato da due cime: il Capitolium (l’attuale giardino di Via del Tempio di Giove) e l’Arx (l’attuale chiesa di S. Maria in Aracoeli), separate da una depressione: l’Asylum, che corrisponderebbe all’attuale Piazza del Campidoglio.

È probabile che la collina fosse abitata, durante l’età del Bronzo e del Ferro, da comunità suddivise in villaggi; questa ipotesi sembra essere oggi confermata dai ritrovamenti effettuati grazie al rinnovo dei Musei Capitolini. Effettivamente, ai piedi del Campidoglio sarebbe dovuto esserci un altare ed una porta dedicati a Saturno, la divinità che avrebbe appunto fondato la comunità presente sul colle.

Campidoglio ~ Roma.

Campidoglio ~ Roma.

Questa collina è legata anche ad aspetti leggendari. Si racconta difatti dell’episodio della conquista del Campidoglio da parte dei Sabini all’epoca di Romolo, in seguito al famoso Ratto delle Sabine. Gli avversari sarebbero riusciti ad arrivare fin nel cuore di Roma grazie al tradimento della fanciulla romana Tarpea, che gli avrebbe aperto le porte di Roma a tradimento. Per tutta ricompensa, gli uomini Sabini l’avrebbero disprezzata e uccisa seppellendola sotto i loro scudi.
Si ipotizza che, alla base della leggenda, ci sia il fatto che il nome antico con cui si designava il Campidoglio era proprio “mons Tarpeius“, monte sul quale sorgeva, da un gran numero di armi accatastate, la statua della divinità Tarpea, quasi come fosse un trofeo.

È proprio su questo colle che sorge il grande Tempio di Giove Capitolino, iniziato da Tarquinio Prisco e portato a termine da Tarquinio il Superbo (così come vuole la tradizione).
Come tutti ben sapranno, l’inaugurazione del tempio avvenne il primo giorno della Repubblica: il 13 settembre del 509 a.C. ed al suo interno, vennero posti i Libri Sibyllini.
Questo tempio era probabilmente stato preceduto dal tempio di Giove Feretro, attribuito dalla tradizione allo stesso Romolo.
Inoltre, nella stessa area del tempio, sorgevano i santuari di Terminus e Iuventas che, non potendo essere spostati, furono inglobati nel tempio stesso.
Nei pressi del tempio di Giove, accadde un altro rilevante avvenimento: la morte di Tiberio Gracco. Si dice che proprio in quel punto venne costruita una sua statua, venerata come se fosse stata quella di un dio.

Con il passare del tempo, il Campidoglio è spesso vittima di vari incendi:

  • 83 a.C. → viene quasi completamente distrutto, compreso il Tempio di Giove ed i Libri Sibyllini contenuti al suo interno. Viene ricostruito da un ufficiale di Silla; il nome dell’architetto che collaborò, secondo le epigrafi, è Lucio Cornelio;
  • 69 d.C. → un altro incendio colpisce il Campidoglio, dovuto allo scontro fra l’imperatore Vespasiano e le truppe di Vitellio, concorrente alla carica imperiale;
  • 80 d.C. → appena ricostruito da Vespasiano, la collina è vittima di un altro incendio sotto il regno di Tito. Stavolta la ricostruzione tocca al fratello Domiziano l’anno successivo.

Gli accessi al Campidoglio che ci sono noti sono quattro (anche se sarebbero tre in quanto i Gradus Monetae sarebbero un prolungamento delle Scalae Gemoniae):

  1. Clivus Capitolinus → era l’unica via percorribile con il carro; iniziava all’altezza dell’Arco di Settimio Severo e costituiva la continuazione della Via Sacra;
  2. Scalae Gemoniaesalivano all’Arx e corrispondono all’attuale scalinata fra il Carcer e il Tempio della Concordia; qui venivano gettati i corpi di coloro che venivano giustiziati nella vicina prigione;
  3. Gradus Monetaeprolungamento delle Scalae Gemoniae che conducevano al Tempio di Giunone Moneta;
  4. Centum Gradus → scalinata che saliva in direzione del Capitolium; alcuni la identificano con i Gradus Monetae.

Sul Campidoglio avevano luogo importanti attività politiche e cerimonie ufficiali dello Stato romano:

  • comizi tributi;
  • trionfi (che si concludevano al Tempio di Giove);
  • sacrifici (compiuti dagli imperatori dopo i trionfi);
  • investitura dei consoli (il 1 gennaio);
  • punto di partenza dei governatori per le province.

Infine, è fondamentale il fatto che, nell’area del Capitolium, fosse l’Erario militare del popolo romano creato da Augusto.

♦ Analisi dei componenti del Campidoglio.

• Tempio di Giove Capitolino.
Pianta del Tempio di Giove Capitolino

Pianta del Tempio di Giove Capitolino

Il tempio dev’essere stato costruito, con tutta probabilità, nel VI secolo a.C. dai regnanti di origine etrusca, ed inizialmente dedicato alla Triade Capitolina: Giove Ottimo Massimo, Giunone Regina e Minerva. Evidentemente, lo scopo dei re etruschi era quello di spostare il fulcro della lega latina a Roma anziché lasciarlo ad Alba Longa (primo centro protourbano); per fare ciò, sarebbe stato necessario creare un luogo dal valore sacrale e rituale, come il più antico santuario della lega: il mons Albanus (l’attuale Monte Cavo).

Nel tempio si svolgevano attività fondamentali per il nascente Stato romano. Ad esempio, era qui che venivano presi gli auspici dagli addetti o dal magistrato ed era sempre qui che venivano effettuati i sacrifici da parte dei generali romani alla fine dei loro trionfi.
Come già ricordato, all’interno del tempio erano custoditi i Libri Sibyllini, che contenevano la saggezza della sibilla cumana (di importazione greca). Questi libri venivano consultati da un collegio di sacerdoti addetti, i Duoviri Sacris Faciundis, che aumentarono di numero con il passare del tempo. Come già visto, i libri furono vittima dell’incendio che colpì il Campidoglio nell’83 a.C. e difatti furono spostati da Augusto nel Tempio di Apollo Palatino.

È bene ricordare, che la prima ricostruzione del tempio di Giove (per mano di un generale di Silla, tale Lutazio Catulo) avvenne già in marmo: in particolare, Plinio il Vecchio ci tramanda che Silla avrebbe fatto utilizzare il marmo delle colonne del tempio di Zeus Olimpico ad Atene. La ricostruzione sarebbe stata effettuata dall’architetto romano Lucio Cornelio (notizia testimoniata da un epitaffio), ma venne completata solo diverso tempo più tardi a causa delle difficoltà politiche ed economiche del momento.

Oggi sono ancora visibili le fondazioni del tempio ed una parte del nucleo centrale (osservabile dalla sala di Marco Aurelio all’interno dei Musei Capitolini).
Il tempio è costruito in Cappellaccio → questo dettaglio sul materiale impiegato per la realizzazione e la tecnica di costruzione adoperata, fanno sì che si possa tranquillamente datare il tempio originario al VI secolo a.C. Si tratterebbe, quindi, del più grande tempio di ordine tuscanico di età arcaica che ci sia noto.

Ricostruzione del Tempio di Giove Capitolino

Ricostruzione del Tempio di Giove Capitolino

Purtroppo, è abbastanza complicato riuscire ad evincere quale fosse il vero aspetto del tempio di Giove, in quanto tutto ciò che ce ne rimane non è nient’altro che una tegola dipinta (conservata sempre nei Musei Capitolini). Probabilmente il tempio doveva essere costituito da un profondo pronao formato da tre file orizzontali di colonne, che portava ad un fondo chiuso suddiviso in tre celle (ognuna per ciascuna divinità). È verosimile che probabilmente le celle dedicate alle divinità non occupavano tutta la larghezza del podio, ma lasciavano spazio a due file di colonne laterali (una su ciascun lato).
Generalmente, si ritiene che la cella centrale fosse dedicata a Giove Ottimo Massimo, quella di destra a Minerva e quella di sinistra a Giunone.
Qui, per la prima volta, si sente parlare dell’artista etrusco Vulca; il suo nome ci viene tramandato da Plinio il Vecchio, che sostiene che l’acroterio del tempio di Giove e le tre statue delle divinità fossero state realizzate proprio dal maestro etrusco. Il maestoso acroterio sarebbe stato composto da una quadriga in terracotta dipinta che fu poi sostituita, nel 296 a.C. da una quadriga di bronzo.
Lo scultore del tempio di Giove, invece, dovrebbe essere Apollonios di Atene, forse lo stesso figlio di Nestore che ha firmato il Torso del Belvedere (conservato oggi nei Musei Vaticani).
La statua di Giove doveva essere gigantesca e criselefantina (di avorio e oro) → questo ci è noto grazie alle varie repliche fatte per i templi di Giove Capitolino, a imitazione di quello di Roma, nei municipi e nelle colonie; un esempio è il Giove di Otricoli conservato nei Musei Vaticani.

• Il Capitolium.

L’area davanti al tempio di Giove prende il nome di area Capitolina o Capitolium.
Purtroppo, le numerose frane ne hanno fatta scomparire gran parte; l’unico tratto che ne rimane è quello dove ora si trova il giardino pubblico di Via del Tempio di Giove. Anticamente, questa zona era sovraffollata di monumenti e statue, tanto che in alcuni periodi è stato necessario procedere alla liberazione dell’area da alcuni di essi.

L’unico resto di edificio, oggi visibile, è un nucleo in opera cementizia di scaglie di selce, scoperto alla fine dell’Ottocento; si tratta di un edificio di età Imperiale. Ancora non si è certi per quanto riguarda l’identificazione dell’edificio, ma sono state formulate varie ipotesi. Una delle ipotesi più recenti vorrebbe attribuire il nucleo al basamento dell’altare della gens Iulia, in particolare identificandolo con l’Ara Pietatis, votata dal Senato per Livia, la moglie dell’imperatore Augusto, allora colpita da una grave malattia.

Per quanto riguarda il resto, in quest’area vanno ricordati:

  •  Tempio della Fides.
    Sorgeva sul lato meridionale dell’area. A causa delle frane, resti dell’edificio sono stati rinvenuti vicino alla chiesa di S. Omobono. È rimasto solamente un podio in opera cementizia, frammenti di colonne di travertino e parte di una grande testa marmorea femminile (della possibile statua di culto, ora saccheggiata).
    Alcuni studiosi credono che questi reperti siano da attribuire al Tempio di Ops, mentre altri credono che la presenza di iscrizioni bilingui (in greco ed in latino) dimostri che si stia trattando del Tempio della Fides, in quanto sono presenti delle dediche da parte di popoli dell’Asia MinoreFides era collegata a trattati e rapporti diplomatici. Un altro elemento che dovrebbe avvalorare la tesi, sarebbe che, fino all’imperatore Domiziano, ai soldati che ottenevano l’onorevole congedo era consegnata una copia sotto forma di tavoletta di bronzo: ebbene, l’originale di queste dichiarazioni venivano raccolte all’interno del Tempio della Fides (Fides = fedeltà dei militari allo stato).
  • Frammenti di un basamento in marmo nero con Vittorie, trofei ed armi in rilievo → forse la base del gruppo bronzeo donato dal re Bocco di Mauretania riproducente la scena della consegna di Giugurta a Silla.
  • Deposito votivo → contiene ex-voto che risalgono fino al VII secolo a.C.
• Tabularium.

Nell’Asylum, ovvero la depressione che separa il Capitolium dall’Arx, gli edifici si sono conservati in modo migliore.
La costruzione più importante di quest’area è il Tabularium, edificio atto a conservare gli archivi dello Stato romano, che domina ancora oggi la valle del Foro.
Nessuna fonte antica ci parla di questo edificio, ma esisteva un’iscrizione medievale, ora perduta, che ci ha trasmesso il nome dell’edificio, del suo costruttore e la data della sua costruzione. Un’iscrizione gemella è possibile osservarla sul lato nord-orientale dell’edificio, essa venne scoperta nell’Ottocento ed è ancora visibile oggi. Come nelle migliori previsioni, l’edificio viene attribuito a Lutazio Catulo, che quindi potrebbe essere l’autore dell’edificio.

Il Tabularium ha pianta trapezoidale, con i lati minori che convergono verso Piazza del Campidoglio. Il grande muro di sostegno è in opera quadrata, è lungo 73,60 metri ed è in pietra gabina all’esterno ma in tufo dell’Aniene all’interno. Le volte della galleria sono invece in opera cementizia.
Gli ingressi al Tabularium erano principalmente due:

  1. quello costituito dal Portico degli Dei Consenti (sormontato da un arco di scarico) che però viene chiuso da Domiziano con la costruzione del Tempio di Vespasiano. Inizialmente, il portico avrebbe condotto chi l’avesse percorso sin ad una rampa di scale centrale (sulla facciata) che saliva fino al primo piano costituito dalla galleria ad arcate e poi al piano superiore, ora scomparso. Della prima rampa, oggi rimane la volta a botte ed i 66 gradini in travertino;
  2. l’altro ingresso sarebbe stato situato al posto del successivo Portico degli Dei Consenti ad un’altezza maggiore, dato che si apriva direttamente nella galleria superiore. È probabile che l’edificio più antico sia andato distrutto in seguito all’incendio dell’80 d.C. e quindi sostituito dal Portico.

Alcuni studiosi ipotizzano che l’edificio dalle sei finestre a cui si addossa il Portico degli Dei Consenti sia una parte dell’Erario, contente l’archivio più antico dello Stato romano, che era così collegato al Tempio di Saturno lì vicino. Quest’ipotesi sarebbe sottolineata dal fatto che il corridoio finestrato conduceva direttamente nell’Arx, dove si trovava la Moneta: il denaro monetizzato poteva quindi pervenirci passando per una via nascosta e coperta.
Quindi forse, effettivamente, si potrebbe vedere nel Tabularium l’edificio andato distrutto durante l’incendio dell’80 d.C.

Il primo piano del Tabularium era formato da 12 semicolonne doriche scanalate in pietra di Gabii, con capitelli e basi in travertino. I settori quadrati rimanevano quindi caratterizzati da archi a tutto sesto coperti da 11 volte. Al di sopra doveva esserci un normale fregio dorico (quindi con metope e triglifi) che però è oggi scomparso. Anche del secondo piano non rimane quasi nulla, gli unici resti sono conservati all’interno del Portico degli Dei Consenti; doveva trattarsi un altro portico colonnato di almeno 13 metri di altezza.
Nella galleria del Tabularium sono situate la cornice superiore del Tempio della Concordia (di età augustea) e parte dell’architrave del Tempio di Vespasiano. Sono presenti anche dei resti di mosaici appartenenti a edifici demoliti proprio per la costruzione del Tabularium, e quindi di cronologie remote.

Tabularium con sopra il palazzo dei senatori.

Tabularium con sopra il palazzo dei senatori.

• Il Tempio di Veiove e l’Arx.

Il Tempio di Veiove fu dedicato nel 192 a.C. ed era dedicato ad una divinità giovanile degli Inferi.
La struttura attuale è però un rifacimento più tardo; in particolare sono visibili i restauri in mattoni del periodo di Domiziano.
Il tempio ha forma simile al Tempio della Concordia e ci viene descritto da Varrone: ci sarebbe stata, al suo interno, una cella più larga che lunga (a causa della mancanza di spazio) ed un pronao di quattro colonne preceduto da una scalinata. Nel pronao ci sarebbe dovuta essere una piccola ara, mentre la statua di culto (priva di testa e mani) è conservata in un ambiente vicino.

Sull’Arx il tempio più importante era quello dedicato a Giunone Moneta, fondato nel 343 a.C. Il tempio viene attribuito al figlio di Furio Camillo, che lo avrebbe costruito in seguito ad una vittoria sugli Aurunci (popolo campano).
Successivamente, vicino al tempio sarebbe sorta la Zecca di Roma, e da qui sarebbe derivata l’origine del nome “moneta” che usiamo oggi per indicare il denaro.

Nel giardino della chiesa di S. Maria in Aracoeli, sono stati trovati resti di varie strutture:

  • resto di muro arcaico in cappellaccio;
  • resti del Tempio di Giunone Moneta (ma si tratta solamente di ipotesi).

Si pensa che i muri in cappellaccio potessero appartenere all’Auguraculum, luogo dove avvenivano importanti cerimonie di matrice fondamentalmente arcaica, come ad esempio l’inaugurazione rituale del re; i sacrifici compiuti dal re alle none di ogni mese ecc… inoltre, questa sarebbe stata la sede di tutte le attività degli auguri (collegio fondamentale di epoca arcaica).

• Iseo del Campidoglio.

I culti orientali hanno lasciato delle tracce sul Campidoglio. In particolare si parla di Caelestis, Mitra ed Iside.
I resti dell’edificio si troverebbero in un edificio sotto alla chiesa di S. Maria in Aracoeli.
Il santuario dura sicuramente fino all’epoca imperiale, poiché sappiamo che Domiziano vi si rifugiò, travestendosi da sacerdote, quando il Campidoglio fu assediato dalle truppe di Vitellio. Forse, l’obelisco con l’iscrizione dedicata a Ramsete II, spostato nel XVI secolo a Villa Celimontana, apparteneva al santuario; però alcuni studiosi sostengono che forse l’obelisco sarebbe il gemello dell’altro, posizionato in antichità nel Campo Marzio ed oggi spostato nella Piazza della Rotonda. Se così fosse, allora l’obelisco in questione sarebbe stato spostato sul Campidoglio in epoca medievale.

Particolare l’insula rinvenuta ai piedi della scalinata della chiesa di S. Maria in Aracoeli, caratterizzata da più piani e datata al II secolo d.C.
Al piano terra ci sarebbero state le tabernae (ovvero le botteghe) che avrebbero avuto anche una specie di soppalco (una sorta di piano ammezzato) poi, dal primo piano fino ai superiori (ovviamente regolati in base alla ricchezza), ci sarebbero stati gli appartamenti per gli affittuari. Si è calcolato che in quel periodo, un’insula poteva ospitare fino a 380 inquilini, come se fosse stata un vero e proprio dormitorio – e di cui, difatti, abbiamo lamentele di vari scrittori antichi (come Marziale e Giovenale).

Veduta del Romano Campidoglio con Scalinata che va alla Chiesa di Santa Maria in Aracoeli -  Giovanni Battista Piranesi

Veduta del Romano Campidoglio con Scalinata che va alla Chiesa di Santa Maria in Aracoeli – Giovanni Battista Piranesi

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell’esistenza!

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