XI dinastia.

Il processo di riunificazione dell’Egitto, avvenuto alla fine del I periodo intermedio, sicuramente venne completato dopo qualche anno, in maniera graduale. Ora, l’Egitto si trova di nuovo sotto un governo centralizzato e, dopo quasi un secolo, il sud ha di nuovo accesso al nord.

Sotto il punto di vista artistico, il faraone decide di bandire lo stile tebano appena sviluppatosi e di ritornare allo stile della V dinastia. Si tratta di una scelta di tipo ideologico: non si poteva continuare uno stile nato in un periodo di caos, ma bisognava averne uno che si richiamasse alla tradizione. Così, i rilievi ritornano modesti e le figure umane riacquistano le antiche caratteristiche: spalle larghe, occhi e orecchie piccole, muscolatura accentuata e tornano i filoni di pane sulle tavole delle offerte dei defunti. Si vede chiaramente il cambiamento dell’arte rispetto al periodo precedente.

Tomba Nebhepetre Mentuhotep

Tomba Nebhepetre Mentuhotep

Nonostante questo, Montuhotep non ritorna agli antichi stili nel realizzare il suo tempio funerario. Esso infatti, come già visto, era già stato incominciato nella località di Deir el-Bahri, e subì vari rimaneggiamenti per quanto riguarda le fasi costruttive ed i progetti. Si è visto come le sei cappelle dedicate alle mogli fossero parte del progetto più antico, insieme ad una camera sepolcrale per il faraone che non venne mai utilizzata. Successivamente, infatti, ne viene costruita un’altra sul lato occidentale; nello stesso periodo, la maggior parte del tempio viene costruita su un’alta piattaforma e la parte frontale del complesso misurava circa 22 metri quadrati, con un’altezza di 10 metri o più. Probabilmente questa struttura voleva richiamare il monte sul quale avvenne la creazione del mondo.

Su tutti i lati, il tempio era circondato da colonne ottagonali in arenaria circondate da un muro di calcare. In questo muro vennero incorporate le sei cappelle delle mogli del faraone. Nella parte occidentale, all’interno della roccia, venne scavata la parte posteriore del tempio. Un cortile aperto con portici colonnati sui lati est, nord e sud conteneva l’entrata per la camera mortuaria del faraone. Un corridoio sotterraneo di circa 150 metri di lunghezza attraversava la roccia finendo in una camera di granito in cui si trovava un santuario in calcite – purtroppo preda di ladri di tombe -. Sotto il piano occidentale del cortile vi era una sala ipostila con dieci filari di otto colonne e una nicchia per la statua del faraone era scavata nel muro occidentale.

Pianta Deir el-Bahri

Pianta Deir el-Bahri

Durante gli ultimi stadi della costruzione, altre colonne vennero aggiunte sui lati est, nord e sud intorno al deambulatorio. La parte più profonda dei muri di pietra venne integrata da statue in arenaria del sovrano che indossa la veste della festa del sed e tiene nelle mani il bastone e lo scettro del potere. Tutte le statue del lato meridionale indossavano probabilmente la corona bianca dell’Alto Egitto, mentre quelle del lato settentrionale indossavano la corona rossa del Basso Egitto.

Nella parte posteriore del tempio, due file di quattro colonne ognuna sono circondate da blocchi di calcare creando un santuario direttamente di fronte alla nicchia della statua.

Probabilmente il tempio era decorato con rilievi dipinti, ma ne sopravvivono solo frammenti. Le scene rappresentate sono quelle riprese dalla V e VI dinastia. Il santuario della parte posteriore del tempio era decorato con scene relative al culto del faraone e di Amon-Ra, mostrando il ruolo rituale del faraone nei confronti delle divinità mentre gli fa offerte o mentre viene abbracciato da esse. Sulla parte orientale del muro esteriore settentrionale il re appare seduto su un trono con il motivo del sema tawy, in mezzo fra le divinità del Basso Egitto, Horus e Wadjit, e quelle dell’Alto Egitto, Seth e Nekhbet.

Tomba Nebhepetre Mentuhotep

Tomba Nebhepetre Mentuhotep

Dietro al santuario vi era una camera stretta e buia nella quale è difficile entrare (e alla quale era forse proibito l’accesso) dove è stata rinvenuta una statua a grandezza naturale del sovrano in calcare. Il santuario era occupato da un altare in calcare e da due tavole per le offerte in granito.

Dopo aver ottenuto l’accesso ai complessi dell’Antico Regno, Montuhotep utilizza a modello quei programmi decorativi per il suo tempio funerario.
In ogni caso, le statue seguono ancora lo stile tebano, con forti caratteri facciali come i grandi occhi, le sopracciglia in rilievo e naso e orecchie prominenti.

Statua colossale di Mentuhotep II

Statua colossale di Mentuhotep II

Montuhotep costruisce molto in Alto Egitto, ma non ci è rimasto quasi niente. Gli unici frammenti delle sue costruzioni sono stati ritrovati nelle fondamenta o nei pavimenti di edifici successivi fino all’altezza di Abido, dove giù non si trovano evidenze appartenenti a questo sovrano.

A sud del complesso di Montuhotep vi è un altro complesso funerario che, inizialmente, si pensava fosse appartenuto al suo successore, Sankhara Montuhotep. Invece, il monumento appartiene al primo sovrano della XII dinastia: Amenemhat I, che inizia a costruirlo prima di spostarsi nella residenza regale e prima di far costruire un altro complesso al nord.

Statua di Osiride di Nebhepetre Mentuhotep II

Statua di Osiride di Nebhepetre Mentuhotep II

• Bibliografia.
– G. Robins – The Art of Ancient Egypt. 1997.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell’esistenza!

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