Sepolture d’élite: III e IV dinastia.

• III dinastia

Durante la III dinastia, l’élite continua ad essere sepolta in tombe a Saqqara costituite dalla solita sovrastruttura rettangolare in mattoni d’argilla. Queste tombe vengono designate con il termine “mastaba” che deriva dall’arabo “panca”, proprio per la loro forma.

Le nicchie per le offerte erano scavate nella sovrastruttura formando così una camera cruciforme. In questo periodo, la facciata di palazzo viene riprodotta solo sul lato più importante delle tombe, ovvero quello orientale. Particolare la tomba di Hesira, datata al regno di Djoser. Qui, dietro le undici nicchie scavate furono ritrovati pannelli di legno incisi, di cui ne sopravvivono solo sei. Ognuno di essi mostra una figura di Hesira: in alcuni egli è semplicemente in piedi, in altri si trova seduto vicino ad una tavola su cui sono appoggiati dei filoni di pane. Sul lato opposto del corridoio erano dipinti alcuni oggetti del corredo funerario, mentre sul muro occidentale del corridoio più esterno vi erano rappresentate scene di vita quotidiana – che diverranno più comuni durante la IV dinastia -.

Come le nicchie della II dinastia, anche in questo caso la funzione del tutto è quella di perpetuare l’esistenza del defunto mettendogli a disposizione tutto ciò di cui avrebbe avuto bisogno nell’aldilà. L’immagine di Hesira ricorre su alcuni pannelli nella classica posa tipica dell’arte funeraria e con in mano il bastone e lo scettro, simboli di potere, autorità e del fatto che fosse un ufficiale.

Hesira

Nel corridoio della cappella di Khabausokar, invece, due delle nicchie si aprono in due cappelle cruciformi separate, decorate da pannelli in calcare. La cappella più importante, quella meridionale, apparteneva a Khabausokar e quella più a nord a sua moglie, Neferhotephathor. In entrambe le cappelle, i pannelli retrostanti mostrano il proprietario della tomba seduto – guarda verso destra – ad una tavola d’offerte; il tutto sovrastato da una lista di offerte. Sopra le figure, colonne di geroglifici identificano tutto per nome e titoli così da perpetuare la loro memoria in questo mondo e la loro esistenza nell’aldilà. Caratteristico il fatto che i geroglifici seguano degli orientamenti ben precisi, ad esempio, quelli che rappresentano le offerte sono rivolti verso il defunto (dato che sono per lui), mentre quelli che descrivono la scena sono rivolti nel normale senso (in quanto puramente descrittivi).
Gli elementi sui due pannelli si bilanciano a vicenda, ma le composizioni non sono identiche: in primo luogo, le figure cambiano di prospettiva; in secondo luogo le figure che rappresentano il defunto lo mostrano in diversi stadi della sua vita/carriera.

Cappella di Khabausokar

All’estremità meridionale della cappella di Khabausokar, una piccola stanza costruita nella sovrastruttura comunica con il corridoio solo tramite una fessura nel muro; qui vi era una statua del defunto in cui il ka poteva discendere per godere delle offerte funerarie. Purtroppo, nessuna statua ci è pervenuta di Khabausokar e di sua moglie, ma altre statue della III dinastia rappresentanti uomini e donne, seduti o stanti, esistono ancora oggi. Una di esse è la statua del costruttore di barche Ankhwa, realizzata in granito rosso e di 64 cm di altezza.

Granite statue of Ankhwa, the ship-builder


• IV dinastia

Nella IV dinastia un gran numero di cappelle all’interno di complessi funerari era decorata con scene di vita quotidiana, ovviamente sempre create per il beneficio del defunto nell’aldilà. Alcuni esempi di questo li troviamo a Meidum, nella tomba di Rahotep e sua moglie Nefert ed in quella di Nefermaat e sua moglie Itet, datate al regno di Snefru.

Le sovrastrutture erano costruite con i soliti mattoni d’argilla e le cappelle erano allineate tramite blocchi di pietra. La tecnica della decorazione varia nelle due tombe:

  • Rahotep e Nefert → scene in altorilievo e dipinte;
  • Nefermaat e Itet → scene dipinte o incise e ricoperte con pasta colorata (in ogni caso, la tecnica di riempire le figure con pasta colorata non divenne comune).

In entrambe le tombe vi erano due cappelle nel muro orientale, quella a sud appartenente all’uomo e quella a nord appartenente alla donna. Il muro orientale di ogni cappella era a forma di una porta complessa, spesso chiamata “falsa porta“, attraverso la quale il defunto sarebbe potuto passare per ricevere le offerte portate dai vivi. Sul pannello sopra la porta centrale era incisa la rappresentazione del defunto vicino alla tavola delle offerte.

Rilievo Rahotep

Nella cappella di Rahotep, che era figlio di re e massimo sacerdote di Heliopolis, il defunto è rappresentato seduto mentre guarda verso destra. Al centro vi è un tavolo sul quale si trovano filoni di pane e, sopra e sotto di esso, i nomi di altre offerte scritti in geroglifici orientati verso di lui.

La falsa porta e le rappresentazioni del corredo funerario occupano il retro della cappella, con rappresentazioni di vita quotidiana. Simili scene si trovano nella vicina mastaba di Nefermaat e Itet, della cui decorazione sopravvivono diversi frammenti.

Per qualche ragione, le cappelle di entrambe le mastabe vennero chiuse in tempi antichi, e vennero designati altri posti in cui presentare le offerte funebri. La cappella di Rahotep venne trasformata in una specie di serdab in cui un paio di statue rappresentanti lui e la moglie vennero murate, fino a quando Mariette non le scoprì durante gli scavi della tomba nei primi anni del 1870. Dato che erano protette, queste statue hanno conservato i loro colori; è possibile che la statua di Nefert fosse inizialmente destinata alla cappella meridionale.

Rahotep

Le statue, di calcare intonacato e dipinto, sono alte poco più di 120 cm. ed entrambe guardano dritto davanti a sé. Rahotep indossa solo un corto gonnellino bianco e una collana con un amuleto che simboleggia il cuore, i suoi capelli ed i suoi occhi sono neri, ha i baffi tagliati ed il colore della sua pelle è rosso-bruno, il colore tipico per gli uomini. Il sedile è dipinto di bianco e dietro ad entrambi i lati della sua testa vi sono tre colonne di geroglifici neri che lo identificano. La posizione delle braccia di Rahotep ricorda quella della statua di Djoser.

Nefert

Per contrasto, la figura di Nefert è avvolta in una bianca veste e la sua pelle è di un colore ancora più chiaro. Nefert indossa una lunga parrucca nera, sotto la quale si intravedono i suoi veri capelli sulla fronte. Anche in questo caso, la statua è identificata da due colonne identiche di geroglifici neri, ognuno su un lato della testa. Diversamente da Rahotep, che era un ufficiale e che quindi aveva molti titoli, Nefert ne ha solo uno “dipendente del re” (o conoscente/famigliare). Questo non è un titolo amministrativo, ma collega chi lo porta al re, forse proprio alla sua casata. Data l’esaltata posizione del re, un’associazione di idee suggerisce un alto stato da parte di chi detiene questo titolo (come se fosse la moglie del re o di un suo ufficiale).

Rahotep and Nefert from their mastaba at Meidum

 

• Bibliografia.
– G. Robins – The Art of Ancient Egypt. 1997.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell'esistenza!

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