Djoser e la III dinastia.

La III dinastia con le tre successive costituisce il cosiddetto Antico Regno.
Il primo re della III dinastia è Djoser, il nome del quale viene messo in risalto nel Canone di Torino con l’inchiostro rosso.

La sua più grande realizzazione fu la piramide a gradoni di Saqqara che sovrasta la grande città di Memfi, opera del suo celebre architetto Imhotep che, per la sua fama, fu in seguito divinizzato ed identificato con il semidio greco Asclepio. Manetone gli attribuisce l’invenzione dell’arte di costruire in pietra: il monumento di Djoser fu infatti il primo ad essere eretto interamente con questo materiale. Le tombe regali delle prime dinastie erano mastabe di mattoni, mentre il granito e il calcare erano impiegati solo per il pavimento e pochi altri elementi.

Complesso di Saqqara

Complesso di Saqqara

Nel 1951 viene scoperta la piramide di Goneim in cui venne rinvenuto un sarcofago vuoto. Non si sa a chi sia appartenuta se non per il nome “Horo Sehkemkhe“.
Altre piramidi che si possono classificare come appartenenti alla III dinastia sono:

  • “layer pyramid” → ritrovata nel 1900 da Barsanti a Zawyet el-Aryan, attribuita al faraone altrimenti sconosciuto Kha’ba e ridotta in pessime condizioni;
  • piramide scoperta a Maidum, spoglia di tutto il rivestimento esterno.

Considerando Djoser il fondatore della III dinastia, questa avrebbe contato quattro o cinque sovrani al massimo che, secondo il Canone di Torino, abbracciano uno spazio di tempo non superiore ai 55 anni. In ogni caso, anche per quanto riguarda gli anni di regno, le fonti a nostra disposizione non sono in accordo fra loro (per Manetone la III dinastia sarebbe durata 214 anni).

La confusione è aumentata dal fatto che a quei tempi i sovrani erano rappresentati col nome di Horo e non con quello di famiglia, che verrà sottolineato solo da Snofru in poi.

Piramide di Saqqara

Piramide di Saqqara

• Piramide a gradoni di Saqqara.

Caratteristiche architettoniche:

  • Racchiusa da un recinto rettangolare circondato da un muro di pietra alto 10,5 metri a forma di facciata di palazzo;
  • 14 entrate ma solo una utilizzata e posizionata sul lato sud del muro orientale;
  • sovrastruttura della piramide costruita in diverse fasi:
    1. struttura squadrata come tombe predinastiche di Abido;
    2. viene allargata e vengono aggiunti tre piani;
    3. vengono aggiunti altri due piani per un totale di 6 gradoni dell’altezza complessiva di 60 metri circa.
  • un cortile porticato immette nel grande cortile orientato secondo l’asse nord-sud e dove troviamo delle pietre a forma di mezzaluna (che ricordano quelle rappresentate sulla testa di mazza di Narmer) ed una piattaforma in pietra con gradini;
  • decorazioni su tre pannelli in calcare mostrano Djoser che “corre” o che “occupa” lo spazio fra le pietre a forma di mezzaluna.

Djoser

Nell’immagine centrale vediamo il pannello più integro che mostra il sovrano circondato da un grande simbolismo.
Direttamente sopra a Djoser si trova il falco di Horus o l’avvoltoio di Nekhbet che tiene fra le zampe il geroglifico “shen” ovvero “eternità”.
Alle sue spalle si trovano invece i geroglifici “ankh” vita e “was” scettro della divinità, che sorreggono dei ventagli tramite delle braccia. Sotto questi simboli ve ne sono altri due, ovvero “medenbu” che significa “limiti”, significato che si ricollega alle mezzelune fra le quali sta il sovrano. Queste ultime, infatti, dovevano rappresentare il dominio del faraone che, coprendone l’ampiezza con un sol passo, sottolinea la sua potenza su tutto il suo territorio.

Complesso di Saqqara, pianta

Il nome del faraone appare all’interno del serekh non come Djoser, ma come Netjerikhet, ovvero il suo nome di Horo.
Rispetto alla rappresentazione della tavolozza di Narmer, qui cambiano le proporzioni del corpo.

Questa simbologia fa comprendere come questa parte del complesso fosse destinata al poter celebrare per sempre, da parte del faraone defunto, la regalità.

A est del grande cortile vediamo poi un altro cortile con due serie di templi (rappresentanti l’Alto ed il Basso Egitto) ed una piattaforma con due serie di scalinate. Si pensa che questa zona del complesso di Saqqara fosse destinato alla cerimonia del Sed, ovvero la celebrazione con la quale il faraone, dopo 30 anni di regno, rinnovava il suo potere. La simbologia propria della festa è resa manifesta da alcuni caratteri, come la veste nella quale è avvolto il sovrano ed il doppio trono sul quale egli siede. Il fatto che nel complesso funerario sia presente questa parte, fa capire come gli Egizi volessero che l’anima del defunto potesse celebrare il Sed per l’eternità.

Statua di Djoser, Cairo, Museo Egizio

Statua di Djoser, Cairo, Museo Egizio

Il faraone era sepolto sotto la piramide, nella roccia. Da qui si accedeva ad un tempio funerario dove è stata rinvenuta una statua del sovrano che sicuramente non doveva essere vista, in quanto era murata e “collegata” alla stanza delle offerte solo da due fori praticati sul muro, attraverso i quali il ka del faraone avrebbe potuto beneficiare dei rituali eseguiti in suo onore.

Probabilmente dovevano esserci anche altre statue, in quanto sono stati rinvenuti vari frammenti; fra questi, notevole è una base di statua del faraone che mostra i “9 archi“, ovvero i tradizionali nemici dell’Egitto (in forma di individui caduti ai piedi del faraone) ed il nome di Imhotep, che quindi avrebbe goduto di un’insolito stato sociale elevato.

Statua di Djoser, Cairo

Statua di Djoser, Cairo

 

 

• Bibliografia.
– G. Robins – The Art of Ancient Egypt. 1997.
– A. Gardiner. La civiltà egizia. Einaudi.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell’esistenza!

Potrebbero interessarti anche...