Arte del periodo predinastico.

Dal periodo più “preistorico” a quello propriamente predinastico, si notano delle differenze nel modo di realizzare i manufatti, soprattutto nelle tavolozze e nelle teste di mazza. Entrambe, infatti, nascono come oggetti d’uso quotidiano (le prime per il trucco e le seconde come arma), ma con il periodo Naqada II iniziano a divenire di tipo cerimoniale e votivo.
In questo articolo prenderemo ad esempio tre di questi manufatti, analizzandone gli aspetti artistici e comunicativi.

• Tavolozza di Narmer.

Tavolozza di Narmer

Le tavolozze erano anticamente utilizzate per contenere i pigmenti necessari per realizzare il trucco degli occhi. Com’è facilmente intuibile, questa tavolozza è di tipo cerimoniale, in quanto lavorata molto finemente e di un’altezza di 63,5 cm.

Le figure sono realizzate in bassorilievo e viene rappresentato il sovrano Narmer che trionfa sui nemici del nord. Si nota subito una divisione in registri e quindi una disposizione ordinata delle immagini sulla superficie, oltre che alla figura predominante del sovrano che è rappresentato molto più grande delle altre figure. I geroglifici presenti identificano i personaggi.

Gli elementi che da questo momento rimarranno tipici della regalità sono i seguenti:

  • nome del sovrano rappresentato dal nome di Horus all’interno del serekh;
  • corona bianca e corona rossa dell’Alto e del Basso Egitto (per spiegazione, vai all’articolo qui);
  • posizione tipica del sovrano che sconfigge il nemico.

Invece, gli elementi che erano già apparsi in passato e che rimangono costanti su questo manufatto sono:

  • corona rossa del Basso Egitto → già rappresentata su un frammento di vaso del periodo Naqada I;
  • serekh → dai primi faraoni dell’Alto Egitto;
  • geroglifici → che iniziano a comparire nel tardo Naqada.

La grande novità della tavolozza di Narmer rispetto al passato è la disposizione e come gli elementi si combinano insieme in questa realizzazione.

Tavolozza di Narmer - verso

Tavolozza di Narmer – verso

Sul verso della tavolozza vediamo la figura predominante del sovrano Narmer che indossa la corona bianca dell’Alto Egitto e tiene per i capelli il nemico inginocchiato ai suoi piedi, mentre con l’altra mano lambisce una mazza. Dietro di lui, il suo portatore di sandali, e sopra il nemico si vede una curiosa simbologia. Vediamo infatti rappresentato un falco che tiene in una zampa un ciuffo di papiro mentre dal resto della pianta emerge una testa. Essendo il papiro la pianta del Basso Egitto, ed essendo il falco il simbolo del sovrano dell’Alto Egitto, sembra chiaro che questo insieme di simboli voglia rappresentare la predominanza del sovrano dell’Alto Egitto su tutta la popolazione del Basso Egitto, personificato qui da Narmer.

In alto, vediamo il serekh del sovrano senza però Horus al suo interno: gli studiosi hanno ipotizzato che, data l’alta posizione del simbolo, fosse sottintesa la presenza dell’altissimo Horus. In basso, proprio sotto ai piedi di Narmer, vi sono due nemici sconfitti e nudi – in segno di umiliazione – che, probabilmente, si trovano nel mondo dei defunti.

Tavolozza di Narmer - recto

Tavolozza di Narmer – recto

Sul recto della tavolozza vediamo nuovamente una scena suddivisa in registri ma stavolta la figura predominante non è più quella del sovrano, ma quella di due animali araldici dal lungo collo che si intrecciano fra loro. Nonostante questo, Narmer è subito individuabile grazie alle sue dimensioni: egli indossa stavolta la corona rossa del Basso Egitto; dietro di lui il solito portatore di sandali e, davanti, un insieme di nemici decapitati con la loro stessa testa fra i piedi.

Il tema della conquista si ripete ancora nel registro più basso, dove si vede un toro che attacca una città fortificata calpestando un nemico nudo. Anche in questo caso, l’identificazione del sovrano con il toro rimarrà un tema significativo della regalità anche negli anni a venire.

Per quanto riguarda gli animali centrali, si pensa che rappresentino animali mitici e quindi le forze del caos che, tenuti al “guinzaglio” sarebbero stati domati permettendo così all’ordine di ristabilirsi → uno dei compiti principali del sovrano. C’è comunque da dire che la stessa immagine è stata ritrovata su un sigillo mesopotamico proveniente da Uruk e risalente al IV millennio a.C.

Sigillo della cultura di Uruk in Mesopotamia

Sigillo della cultura di Uruk in Mesopotamia

• Testa di mazza del Re Scorpione.

Come già detto più sopra, in questo periodo anche le teste di mazza diventano oggetti votivi perdendo la loro origine bellica.
In particolare, una testa di mazza ritrovata a Hierakonpolis, mostra la figura del re che tiene in mano una zappa, simbolo dell’agricoltura e dell’acqua. Sopra il re vi sono due geroglifici: una coccarda ed uno scorpione che, dato che non si sanno leggere, hanno dato a questo sovrano il nome di “re Scorpione“. Si pensa che egli sia vissuto alla fine del periodo Naqada III.

Testa di mazza re Scorpione

È subito visibile come questa rappresentazione abbia dei caratteri comuni a quelli della tavolozza di Narmer: anche in questo caso il sovrano indossa la corona bianca dell’Alto Egitto. La pietra è lavorata con la tecnica dell’altorilievo.

• Testa di mazza di Narmer.

Un’altra testa di mazza ritrovata sempre a Hierakonpolis mostra ancora una volta il sovrano Narmer seduto all’interno di un chiosco, vegliato da un avvoltoio, a cui si accede tramite una scalinata. L’avvoltoio rappresenterebbe la dea Nekhbet, ovvero la dea avvoltoio dell’Alto Egitto, il cui culto era noto in una località posizionata sulla riva opposta di Hierakonpolis. Il sovrano indossa la corona rossa del Basso Egitto e nel registro inferiore è sempre visibile il portatore dei suoi sandali.

Di fronte a Narmer vi sono tre uomini con barba e mani legate che corrono verso tre piccole mezzelune. Questi simboli saranno poi espressione del territorio dominato dal re e quindi potrebbero qui rappresentare l’estensione del regno del sovrano.

Testa di mazza di Narmer

 

 

• Bibliografia.
– G. Robins – The Art of Ancient Egypt. 1997.
– A. Gardiner. La civiltà egizia. Einaudi.

Diana Civitillo

Diana Civitillo

So di non sapere. Il costante arricchimento intellettivo è una delle migliori soddisfazioni nella vita. Laureata in Elamico (Archeologia: Oriente e Occidente) e in Letteratura Italiana (Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali) e appassionata di storia, archeologia, letteratura, arte. Insomma, della vera sostanza dell'esistenza!

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